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A Milano la "Notte dei senza dimora", cittadini e scrittori hanno dormito con i clochard

Scrittori e senza tetto insieme, per cacciare il freddo e la solitudine. Ieri, nella centralissima piazza Santo Stefano a Milano, dietro la sede dell’università Statale, è andata in scena “La notte dei senza dimora”, evento organizzato da Terre di Mezzo editore. Una giornata e una notte che hanno raggruppato associazioni che si occupano di persone in difficoltà, volontari e clochard che vivono in città. Cena, concerto, testimonianze di strada oltre a una notte passata a dormire all’aperto sul sagrato della chiesa che ha visto la partecipazione di normali cittadini. Nel pomeriggio, finalissima di un concorso a premi inconsueto: sono state premiate le opere realizzate dai senza fissa dimora. Il “Premio Isacchi Samaja” ha tre sezioni, in totale 21 partecipanti: narrativa, arte figurativa e fotografia. Con una giuria d’eccezione, formata tra gli altri da Paolo Cognetti, premio Strega 2017, e Giorgio Fontana, Campiello 2014. Per i vincitori premi in servizi dai 100 ai 400 euro.
Notte dei Senza Dimora a Milano, premiati gli artisti clochard. L'organizzazione: "Sono geniali"
A Milano la "Notte dei senza dimora", cittadini e scrittori hanno dormito con i clochard

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In piazza Santo Stefano sono arrivate le tante facce della “Milano solidale”. Accanto al lavoro delle associazioni, ecco i cittadini, che hanno contribuito portando saponi, dentifrici, spazzolini, prodotti per l’igiene. Il momento della cena, subito dopo la premiazione, è stata l’occasione per incrociare storie ed esperienze tra chi vive la vita di strada e chi aiuta. Davanti a un vassoio con pasta, zuppa, contorni e macedonia, c’è anche chi si è sfogato. Come Marco, che non è riuscito a nascondere il vuoto della depressione che lo divora: «Ogni giorno mi sento senza una direzione, da quando ho perso la famiglia mi è crollato il mondo addosso e non riesco più a tirarmi su. Questi eventi mi aiutano certo, ma andare avanti è dura».
La Milano solidale che dorme con i clochard
Dopo mangiato, un breve concerto con musica e balli. Tutta la sera i tendoni delle associazioni — da Caritas a Croce Rossa, da Fondazione Fratelli di San Francesco, a Sos Milano, dal Progetto Arca agli Avvocati di strada — sono rimasti aperti e a disposizione dei senza tetto. E c’era ancora voglia di raccontarsi, prima di tirare giù i sacchi a pelo e condividere anche l’asfalto come materasso. Carlos di anni ne ha 53, arrivato in Italia dal Venezuela in cerca di un modo per far vivere la sua famiglia, dorme alla Casa Jannacci e fa le consegne in bicicletta per mandare a casa qualche soldo. Sa che le persone in piazza con lui vengono da storie complicate, disperate e anche la sua non è da meno: «Ma giornate come questa ci ridanno un po’ di vita, o quasi».
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