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Voto di scambio, a Taranto rischia il processo l'ex assessore regionale Mazzarano (Pd)

La Procura di Taranto gli ha fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari per voto di scambio. E lui è pronto a raccontare la sua verità per cercare di discolparsi. Le prossime settimane saranno cruciali per il destino giudiziario dell'ex assessore regionale allo Sviluppo economico e attuale consigliere regionale del Pd, Michele Mazzarano, dimessosi dalla giunta di Michele Emiliano il 22 marzo scorso, in seguito a un servizio di Striscia la notizia.
È stato lo stesso Mazzarano a dare notizia sulla fine dell'inchiesta. Ed era stato sempre lui, in primavera, a scagliarsi contro i giornalisti che avevano realizzato e mandato in onda il video in cui un testimone lo accusava di avergli promesso di assumere i suoi due figli in cambio della concessione gratuita di un locale per la campagna elettorale delle regionali del 2015.
"Nei giorni scorsi - ha spiegato Mazzarano nel dare notizia sulla notifica dell'atto giudiziario - ho ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini da parte della Procura di Taranto in merito alla presunta vicenda risalente alla campagna elettorale regionale del 2015 secondo cui avrei promesso posti di lavoro in cambio di un comitato elettorale ". "La Procura - ha aggiunto - ha fatto le sue verifiche e io ho contribuito, anche con una mia denuncia, all'accertamento della verità. Sono pronto a fornire ulteriori spiegazioni al fine di ottenere l'archiviazione e sono fiducioso nel lavoro e nel rigore dei magistrati".
Pochi giorni fa l'ex assessore era stato interrogato in Procura a Taranto, ma evidentemente la sua versione non ha convinto il procuratore aggiunto Maurizio Carbone, che ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari insieme col procuratore della Repubblica, Carlo Maria Capristo. Alla loro attenzione è finita anche la denuncia di Mazzarano nei confronti dei giornalisti che hanno fatto scoppiare il caso. Gli accertamenti delegati alla Digos, però, fino a ora sembrano aver riscontrato quanto denunciato da una ex guardia giurata, che non soltanto raccontò la sua storia in tv ma mise anche la firma in calce a un paio di esposti, diventando il teste chiave dell'inchiesta.
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