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Per i giudici c'era la 'ndrangheta dietro al bagarinaggio dei biglietti Juve

Per i giudici c'era la 'ndrangheta dietro al bagarinaggio dei biglietti Juve
(agf)
La 'ndrangheta si è “interessata in modo diretto nella spartizione del business dei biglietti della Juventus”. Questo è uno dei passaggi della sentenza della corte d'appello di Torino per il processo Alto Piemonte che ha portato a 14 condanne per le infiltrazioni mafiose nella curva bianconera. I giudici d'appello, ribaltando la sentenza di primo grado, hanno condannato anche Fabio Germani, presidente dell'associazione Italia Bianconera e storico amico di Lapo Elkann, a 4 anni e 5 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. Sarebbe stato lui a portare Rocco Dominello, il figlio del boss Saverio, all'interno degli ambienti juventini: “Senza il suo intervento, Rocco non avrebbe potuto inserirsi nella gestione dei tagliandi”. Dominello, difeso dagli avvocati Domenico Putrino e Stefano Caniglia, è stato condannato a 5 anni.
Sempre Germani, difeso dall'avvocato Michele Galasso, avrebbe fatto da mediatore: “Va condannato per la sua attività di intercessione, svolta su richiesta di Dominello, per convincere il direttore generale della Juventus Beppa Marotta a fare un provino al giovane figlio di Umberto Bellocco”. La famiglia Pesce Bellocco è la 'ndrina cui facevano riferimento i Dominello e il provino si realizzò, ma il giovane calciatore non fu preso dalla Juve. I giudici sostengono che a riprova del fatto che Germani sapesse che i Dominello erano ndranghetisti ci sia anche una telefonata tra il tifoso e un componente della società bianconera: “L’hai portato tu, non l’ho portato io - rimprovera Merulla a Germani – Io non so che mestiere faccia, né che influenza abbia, ma ho la percezione che abbia una influenza abbastanza forte all'interno della curva”.
Né Marotta, né Merulla, né altri componenti della società bianconera sono mai stati indagati, ma secondo i pm Monica Abbatecola e Paolo Toso non sono stati nemmeno vittime delle intimidazioni mafiose.
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