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Diciottenne ucciso da coetanei per un debito di droga e buttato nel lago. Cinque fermi

ORISTANO - Era scomparso esattamente un mese fa, ora la svolta. Non il ritrovamento, però, ma gli arresti e gli interrogatori di cinque ragazzi. Tutti suoi amici, considerati dalla Procura di Oristano presunti assassini. Del 18enne Manuel Careddu, di Macomer – cittadina del Nuorese, poco a nord di Oristano – non c'è traccia. A nulla è valso l'appello accorato della madre – con cui viveva - sui social e sul programma Chi l'ha visto?. Ora i sommozzatori dei carabinieri cercano il suo corpo nelle acque del lago Omodeo, il più grande dell'Isola, sulla sponda davanti al piccolo paese di Soddì, nell'Oristanese. Sarebbe stato ucciso per un debito di droga di poche centinaia di euro che il piccolo gruppo non aveva intenzione di pagare.
La trappola, l'sms alla mamma e la microspia. Gli arresti ieri mattina da parte dei carabinieri del Reparto Operativo della Compagnia di Oristano agli ordini del colonnello David Egidi e del maggiore Mariano Lai, insieme ai Cacciatori di Sardegna. Prima quattro di loro, interrogati a lungo, fino a mezzanotte hanno fornito dettagli necessari per arrivare a chiudere il cerchio e trovare l'ultima persona coinvolta. Sono tutti giovanissimi, 20 anni, e vivono nello stesso paese, Ghilarza: Cristiano Fadda, Matteo Satta e Riccardo Carta. Altri due minorenni: una ragazza di Macomer e un altro cittadino straniero. L'accusa per loro è omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e occultamento di cavadere. I cinque, con ruoli e responsabilità diverse, avrebbero orchestrato un piano dettagliato. Così ha spiegato il procuratore di Oristano Ezio Domenico Basso.
La vittima sarebbe stata incastrata con una trappola: è stato agganciato al suo rientro da un viaggio a Cagliari con la promessa di quei soldi. L'undici settembre Manuel era sceso da un pullman del trasporto pubblico, Arst, ad Abbasanta – nel centro dell'Isola - e lì avrebbe incontrato i suoi amici-assassini. È da lì che parte un sms alla madre con il nome della ragazza che avrebbe dovuto incontrare, poi il nulla. Secondo la ricostruzione è stata utilizzata un'auto, non una qualsiasi. Appartiene al padre di uno dei tre, già indagato per un altro omicidio, ed era dotata di microspia e geolocalizzatore. Qui la chiave delle indagini che ha permesso di avere dettagli sui fatti quasi in tempo reale, la certezza della morte del ragazzo e la traccia geografica dell'auto che si muoveva da Abbasanta fin sulle sponde del lago. Non vanno tutti fino al lago: solo in tre, più Manuel.
Le intercettazioni casuali e i cellulari spenti per depistare. Ore e ore di intercettazioni ambientali a bordo di quell'auto che risalgono alla giornata in cui il ragazzo scompare. E a tutte quelle successive: ore di chiacchiere e di racconto dei protagonisti, mischiate a musica e rumori, per quasi un mese. Sono questi i dettagli che hanno poi portato al blitz nelle case di Ghilarza e Abbasanta. Per un mese intero il gruppo di amici ha fatto finta di nulla, le mosse sono state tutte oculate e ben pesate. Tranne una: il giorno della scomparsa i cellulari dei cinque sono stati consegnati già spenti a uno del gruppo rimasto a Ghilarza. Un tentativo, freddo e calcolato, di depistare, facendo saltare il collegamento con le celle della telefonia mobile.
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