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Corsico, una targa sul bene confiscato alla mafia: il fratello di Paolo Borsellino dice no

"Dopo anni di abbandono in cui il negozio era rimasto quasi sempre chiuso, il figlio Lorenzo ha avanzato la sacrosanta richiesta che la targa venisse rimossa. Non è mettendo una targa e poi lasciandola lì dimenticata che si preserva e si onora la memoria delle vittime".
Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino, stoppa la proposta dell'amministrazione di Corsico di intitolare al fratello magistrato, ucciso da Cosa Nostra nel 1992, il negozio confiscato al clan Sergi che da 2016 era intitolato a Pietro Sanua, il fruttivendolo antiracket ucciso in un agguato mafioso nel 1995 proprio a Corsico. Un delitto ancora oggi senza colpevoli. Il figlio Lorenzo, che era col padre al momento dell'esecuzione, aveva chiesto e ottenuto dal Comune di togliere la targa che commemorava il padre, proprio perché l'immobile è rimasto quasi sempre chiuso e inutilizzato. E il sindaco Filippo Errante, in vista della riapertura di sabato, quando verrà inaugurata una biblioteca per bambini, aveva annunciato che i locali sarebbero stati intitolati a Paolo Borsellino.
Ma poche ore dopo, Salvatore Borsellino aveva criticato duramente l'iniziativa di Errante, pubblicizzata anche con manifesti affissi per le strade di Corsico. "Sono amareggiato e sconcertato - ha scritto su Facebook in un lungo post - Ci vuole ben altro che mettere targhe e sostituirne a piacimento i nomi per acquistarsi credibilità nel contrasto alla criminalità organizzata, per una amministrazione comunale che si è finora semmai distinta per le benemerenze acquisite su altri versanti, come ha fatto di recente decidendo di ospitare la Sagra dello Stocco".
Il riferimento è al patrocino concesso dal Comune a membri della famiglia Musitano, coinvolti in indagini antimafia. Dopo le polemiche anche la commissione parlamentare antimafia si era interessata alla vicenda, chiedendo al sindaco "un forte segnale di discontinuità", che aveva portato alle dimissioni della giunta. Poco dopo Errante aveva replicato: "Il negozio non è stato abbandonato da questa amministrazione, ma da chi lo gestiva per effetto di una convenzione stipulata negli anni scorsi. Siamo rientrati in possesso del bene per trasformarlo in qualcosa di utile e fruibile alla cittadinanza".
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