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Il Papa in Sicilia: "L'unico populismo possibile ? quello cristiano"

PIAZZA ARMERINA- Parla delle "piaghe" che affliggono la Sicilia. E dice che "hanno un nome: sottosviluppo sociale e culturale; sfruttamento dei lavoratori e mancanza di dignitosa occupazione per i giovani; migrazione di interi nuclei familiari; usura; alcolismo e altre dipendenze; gioco d'azzardo; sfilacciamento dei legami familiari". E spiega come "di fronte a tanta sofferenza, la comunità ecclesiale può apparire, a volte, spaesata e stanca; a volte invece, grazie a Dio, è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi della fede".
Poi l'attualità. A conclusione della sua omelia, il Papa si è chiesto anch'egli da semplice cristiano: "Che cosa posso fare io? Che cosa posso fare per gli altri, per la Chiesa?". "Non aspettare - si è risposto - che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Non aspettare la società, inizia tu! Non pensare a te stesso, non fuggire dalla tua responsabilità, scegli l'amore! Senti la vita della tua gente che ha bisogno, ascolta il tuo popolo. Questo è l'unico populismo possibile, l'unico populismo cristiano: sentire e servire il popolo, senza gridare, accusare e suscitare contese".
Il Papa in Sicilia: "L'unico populismo possibile ? quello cristiano"

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Così Papa Francesco inizia questa mattina il suo discorso in terra siciliana, a Piazza Armerina, prima tappa della sua visita che lo porterà anche a Palermo in occasione del venticinquesimo anniversario della morte di don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso da Cosa nostra il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale. In giorni non facili dopo le accuse di insabbiamenti sui preti pedofili mosse allo stesso Pontefice e ai vertici della Curia romana dall'ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò, Bergoglio respira aria diversa e trova l'affetto della gente che mentre parla grida: "Francesco, Francesco!".
Ma delle ferite interne non omette di parlare: "Considerare le piaghe della società e della Chiesa non è un'azione denigratoria e pessimistica". Perché "se vogliamo dare concretezza alla nostra fede, dobbiamo imparare a riconoscere in queste sofferenze umane le stesse piaghe del Signore. Guardarle, toccarle significa per noi cristiani assumere la storia e la carne di Cristo come luogo di salvezza e liberazione".
A braccio Francesco spiega come spesso molti giovani gli dicano: "Della Chiesa non mi fido. Non mi piacciono i preti". Spiega ancora il Papa: "E io dico loro: 'Di' in faccia al prete e al vescovo: di te non mi fido. Ma poi ascolta la risposta'".
Il Pontefice parla dopo un saluto di monsignor Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, una delle zone più povere d'Italia e con problemi sociali importanti: una famiglia su quattro vive in povertà. "Esseri poveri nella credibilità dei gesti: è quanto vogliamo esprimere per sostenere la nostra gente che sperimenta un inusitato stato depressivo, causato ad intra da una forma incongruente di rassegnazione e ad extra dalla forza demoniaca delle mafie", dice il vescovo. La scelta del Papa di venire in Sicilia non è a caso. Dopo la prima visita a Lampedusa nel luglio del 2013, e dopo le visite in particolare a Molfetta, Campobasso e Cassano all'Jonio, il vescovo di Roma sceglie infatti ancora il Sud, meta troppo spesso dimenticata e lasciata ai margini.
Il Papa ricorda come "parola di Dio e comunione sinodale sono la mano tesa a quanti vivono tra speranze e delusioni e invocano una Chiesa misericordiosa, sempre più fedele al Vangelo e aperta all'accoglienza di quanti si sentono sconfitti nel corpo e nello spirito, o sono relegati ai margini. Per realizzare questa missione, è necessario rifarsi sempre allo spirito della prima comunità cristiana che, animata del fuoco della Pentecoste, ha testimoniato con coraggio il Risorto. Entrate con fiducia, cari fratelli e sorelle, nel tempo del discernimento e delle scelte feconde, utili per la vostra felicità e per lo sviluppo armonioso del territorio".
"Con semplicità andate per i vicoli, i crocicchi, le piazze e i luoghi di vita feriale, e portate a tutti la buona notizia che è possibile una convivenza giusta, piacevole e amabile, e che la vita non è oscura maledizione da sopportare fatalisticamente, ma fiducia nella bontà di Dio e nella carità dei fratelli. È importante favorire nelle parrocchie e nelle comunità la carità evangelica, la solidarietà e la sollecitudine fraterna, rifuggendo la tentazione mondana del quieto vivere. Vi incoraggio a proseguire nel vostro servizio ecclesiale che si esprime in opere concrete: centri di ascolto Caritas, mense e rifugi per i fratelli più sfortunati, strutture per ospitare Gesù profugo e spaesato e case d'amore per gli anziani spesso soli e scoraggiati. Non dimenticate che la carità cristiana non si accontenta di assistere; non scade in filantropia, ma spinge il discepolo e l'intera comunità ad andare alle cause dei disagi e tentare di rimuoverle, per quanto è possibile, insieme con gli stessi fratelli bisognosi".
Francesco parla anche don Pino Puglisi: "Sento il calore - dice - della vostra fede e le speranze che portate nel cuore, ma sono atteso a Palermo, dove faremo memoria grata del sacerdote martire Pino Puglisi. Ho saputo che, venticinque anni fa, appena un mese prima della sua uccisione, egli trascorse alcuni giorni qui, a Piazza Armerina. Era venuto per incontrare i seminaristi, suoi alunni al Seminario maggiore di Palermo. Un passaggio profetico, io credo! Una consegna, non solo ai sacerdoti, ma a tutti i fedeli di questa diocesi: per amore di Gesù, servire i fratelli fino alla fine!".
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