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Tribunale di Bari, ministero revoca il via libera all'ex palazzo Inpdap. Ombre sull'acquisto

Il Ministero della Giustizia ha reso noto che è stata annullata l'aggiudicazione dello stabile di via Oberdan, ex sede Inpdap come sede sostitutiva e provvisoria del tribunale penale. Il palazzo era finito al centro di polemiche per l'acquisto da parte di una società pochi giorni prima della dichiarazione di inagibilità della sede di via Nazariantz.
Nella nota il ministero della Giustizia chiarisce che hanno avuto "esito negativo" gli "ordinari controlli amministrativi riguardanti il possesso dei requisiti e l'assenza di cause di esclusione, come dichiarati in sede di iniziale offerta". Non è specificato quali siano le motivazioni precise della revoca, invocata nelle scorse settimane da avvocati e personale amministrativo.
In sede di Conferenza permanente, infatti, i penalisti e i responsabili per la sicurezza dei lavoratori di Procura e Tribunale penale di Bari, avevano evidenziato alcune criticità dell'immobile di via Oberdan, sia dal punto di vista ambientale, per la presenza di un'area vicina sotto sequestro "perché non bonificata dalle particelle di amianto esistenti", sia logistico per questioni di viabilità, traffico, parcheggio e per la presenza di un passaggio a livello lungo la via principale di accesso.
L'attività degli uffici di via Arenula prosegue ora per l'individuazione di un nuovo immobile per ospitare la giustizia penale barese. L'altro edificio su cui si era concentrata l'attenzione del Ministero perché ritenuto idoneo dal punto di vista urbanistico all'esito dell'indagine di mercato è l'ex palazzo Telecom nel quartiere Poggiofranco, sul quale potrebbero iniziare subito gli accertamenti per l'eventuale aggiudicazione.
A luglio il ministero aveva ordinato il trasferimento del Palazzo di giustizia di Bari - sgomberato perché stava per crollare - in un immobile di proprietà di Giuseppe Settanni. L'amministratore della Sopraf aveva acquistato per 4 milioni il palazzo, sfitto da tempo, da un fondo pubblico, soltanto pochi mesi fa.
Un acquisto che si sarebbe trasformato in un grande affare. Il ministero avrebbe dovuto pagargli un milione e 200 mila euro circa all'anno per i prossimi sei anni. L'inchiesta di Repubblica ha acceso i riflettori sulla vicenda. A distanza di un mese è arrivata la revoca del ministro Bonafede.
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