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Migranti, l'appello della nave Aquarius: "I governi Ue ci assegnino un porto sicuro"

Migranti, l'appello della nave Aquarius: "I governi Ue ci assegnino un porto sicuro"
(reuters)
Dopo due giorni in mare con 141 persone a bordo, la nave Aquarius si appella ai governi europei. L'imbarcazione di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere chiede che le sia assegnato "un luogo sicuro più vicino possibile, in conformità con il diritto internazionale marittimo, in modo che le persone salvate in mare possano essere sbarcate e l’Aquarius possa continuare a fornire la necessaria assistenza umanitaria".
I migranti al momento a bordo dell'Aquarius hanno raccontato di aver incrociato cinque diverse navi, che non hanno offerto loro alcuna assistenza, prima di essere soccorse dai volontari delle Ong. “Sembra che sia a rischio il principio stesso di fornire assistenza alle persone in pericolo in mare", sottolinea Aloys Vimard, coordinatore di Msf a bordo di Aquarius. "Le navi potrebbero non essere disposte a rispondere a coloro che sono in difficoltà a causa dell’alto rischio di rimanere bloccate e di vedersi negare un luogo sicuro di sbarco. Le politiche che mirano a impedire a tutti i costi alle persone di raggiungere l’Europa si traducono in maggiori sofferenze e anche in viaggi più rischiosi per persone che sono già molto vulnerabili".
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Venerdì, la nave ha soccorso 141 migranti in due distinte operazioni. Nella mattinata ha salvato 25 persone trovate alla deriva su una piccola barca di legno senza motore a bordo, rimaste in mare per quasi 35 ore. Più tardi, nel corso della stessa giornata, ha avvistato una seconda barca di legno sovraffollata con 116 persone a bordo, compresi 67 minori non accompagnati. Più del 70% delle persone salvate proviene dalla Somalia e dall’Eritrea. "Le condizioni di salute delle persone soccorse sono stabili al momento - riferiscono dalla nave - ma molti sono estremamente deboli e denutriti". Molti dei migranti a bordo della nave, tornata a operare nel Mediterraneo centrale dal primo agosto, riferiscono di essere stati detenuti in condizioni disumane in Libia.
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Durante entrambi i salvataggi, l’Aquarius ha informato delle operazioni svolte tutte le autorità competenti tra cui i Centri nazionali di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di Italia, Malta e Tunisia, oltre al Centro di coordinamento congiunto di soccorso (JRCC) libico. Secondo quanto riferisce Aquarius, il centro di coordinamento libico avrebbe confermato di essere l’autorità che coordina i salvataggi, informando però la nave che non avrebbe assegnato un luogo sicuro di sbarco. L’Aquarius si sta ora dirigendo verso nord, per richiedere il luogo di sbarco più vicino a un altro Centro di coordinamento.
Sos Mediterranee e Msf "chiedono nuovamente a tutti i governi europei e alle loro autorità competenti per il soccorso marittimo di riconoscere la gravità della crisi umanitaria nel Mediterraneo e garantire un rapido accesso al luogo di sbarco sicuro più vicino e di facilitare, piuttosto che impedire, l'assistenza umanitaria salvavita nel Mediterraneo centrale".
Aquarius è ora una delle uniche due navi di ricerca e soccorso attive in quel tratto di mare. Medici senza frontiere e Sos Mediterranee si dicono preoccupati per le politiche europee "che ostacolano l'assistenza umanitaria. La criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie riflette il problema più grande di un sistema di asilo europeo a pezzi e il fallimento degli Stati membri dell’Ue nel ricollocare i richiedenti asilo". Proprio ieri, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito gli accordi di Dublino sull'accoglienza "non più funzionali". In un vertice a Sanlúcar de Barrameda, in Andalusia, Merkel ha ribadito la necessità di una "ripartizione equa", trovando sul punto un'intesa con il premier spagnolo Pedro Sánchez.
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