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Cassazione: "Non informare il dipendente straniero sui rischi che corre sul posto di lavoro pu? causarne la morte"

ROMA - Non addestrare e informare il dipendente, "tanto più se straniero", dei rischi che corre sul posto del lavoro può causarne la morte. Lo ha stabilito la Cassazione confermando la condanna per omicidio colposo sia dell'amministratore delegato che del coordinatore dei lavori della Pregeco Prefabbricati, la s.p.a. datrice di lavoro di Damoc Emaoil, un operaio di origine romena morto il 15 gennaio 2008 in un cantiere di Sesto Fiorentino folgorato dall'alta tensione.
La Cassazione ha confermato in passato decine di sentenze contro datori di lavoro colpevoli di non aver adempiuto alla formazione dei loro dipendenti. Ma forse per la prima volta la Suprema Corte entra nel merito del rapporto tra imprese italiane del settore industriale e lavoratore straniero.
"Un lavoratore non formato - si legge nella sentenza 34805 del 23 luglio 2018 - tanto più se straniero, non era usuale che leggesse il Piano Operativo di Sicurezza, e neppure sarebbe stato in grado di comprendere il significato del termine 'elettrocuzione'". E poi ancora: "A un lavoratore non formato sui rischi inerenti alle mansioni svolte, e privo di competenze tecniche e linguistiche, non poteva richiedersi di leggere autonomamente il piano di sicurezza e neppure il manuale d'uso del macchinario che impiega".
I fatti. La mattina del 15 gennaio 2008 Damoc Emaoil, dipendente della Pregeco Prefabbricati S.p.a., subappaltatrice della società Sestocom s.r.l., addetto alle opere di finitura esterna di un prefabbricato, era rimasto folgorato per effetto di un "arco voltaico" creatosi da una linea elettrica a 15.000 volt che attraversava quel cantiere a circa dieci metri di altezza. Il lavoratore, che si trovava su una piattaforma elevabile azionata da lui stesso, si era avvicinato troppo alla linea elettrica, certamente ad una distanza inferiore a 5 metri, tenendo fra l'altro in mano un ombrello per ripararsi dalla pioggia, ombrello che, con l'umidità dell'area, aveva facilitato il passaggio della corrente elettrica e determinato la folgorazione.
La Cassazione, confermando i giudizi di primo grado e appello, spiega che "nessuno aveva mai istruito l'operaio in ordine alla pericolosità dell'utilizzo della piattaforma elevabile in prossimità di una linea dell'alta tensione non disattivata", "né aveva mai fornito informazioni specifiche in ordine alla possibilità di venire folgorati anche senza toccare direttamente la linea elettrica ed alle condizioni nelle quali un tale pericolo si aggravava (per la umidità dell'aria o per la presenza di strumenti conduttori come l'ombrello)".
Né "si era ottemperato all'obbligo di informazione per il sol fatto che il Pos prevedeva il rischio di elettrocuzione e rimandava alla lettura del manuale d'uso della piattaforma, ove era indicata la distanza di sicurezza di almeno cinque metri da eventuali cavi elettrici". E ciò perché "un lavoratore non formato, tanto più se straniero, non era usuale che leggesse il Pos e neppure sarebbe stato in grado di comprendere il significato del termine 'elettrocuzione'". E "ad un lavoratore non formato sui rischi inerenti alle mansioni svolte, e privo di competenze tecniche e linguistiche, non poteva richiedersi di leggere autonomamente il piano di sicurezza e neppure il manuale d'uso del macchinario che impiega".
Il magistrato Raffaele Guariniello, uno dei massimi esperti di sicurezza sul lavoro, trae spunto da questa sentenza, che si riferisce al mondo dell'industria, per lanciare l'allarme su quello dell'agricoltura, dove da cinque anni si è abbassata la guardia dal punto di vista della prevenzione.

"La specificità delle motivazioni della Suprema Corte - afferma Guariniello - sta proprio nel dire, 'attenzione, lo straniero non può leggere il Documento Valutazione Rischi'. Questa sentenza, in particolare, mette in luce che un metodo di formazione basato sull'invio di documenti non è adeguato quando il lavoratore è straniero".
"Questa condanna diventata definitiva - commenta Guariniello - conferma che nel mondo delle industrie c'è una norma molto esigente e si viene condannati se non si fa una adeguata formazione. Nel mondo agricolo, invece, dove muoiono ogni anno moltissimi lavoratori italiani e immigrati, hanno pensato bene di attenuare l'obbligo di informare e addestrare, e questo poi provoca un danno in particolare ai lavoratori stranieri". Secondo Agr, l'Ossevatorio Agroalimentare, "tra i settori economici, l’agricolo si caratterizza per essere uno di quelli a più elevata incidenza di infortuni (anche mortali) e malattie professionali".
"Nel 2013 - spiega ancora l'ex procuratore aggiunto di Torino, che ricorda la strage dei braccianti di Foggia e il caso di Paola Clemente, la bracciante pugliese morta di fatica nell'estate del 2015 - è stata attenuata la sorveglianza sanitaria ed è stata introdotta una norma secondo cui la formazione viene fatta dando al lavoratore agricolo straniero dei documenti scritti. Ma è sensato fare una formazione solo di quel tipo? Anche perché non basta che il datore di lavoro dia delle informazioni, bisogna anche verificare se realmente il lavoratore abbia appreso la lezione".
"Ho denunciato più volte dal 2013 questa cosa, ma nessuno ha raccolto. Ora che con la strage di Foggia è esploso questo problema è opportuno che la politica si interroghi. Capisco che bisogna dare aiuto alle aziende agricole, ma non si possono trasformare adempimenti di sicurezza in rituali burocratici. Se a un lavoratore immigrato o italiano vengono consegnati solo dei documenti, ma come si può pensare di avere fatto veramente della formazione? Si parla molto in questi giorni di semplificare ancora la legge. Se semplificare vuol dire eliminare adempimenti formali e burocratici ben venga. Ma se significa invece ridurre adempimenti fondamentali a rituali burocratici, questo non va bene. Non dimentichiamo che la formazione dei lavoratori è uno degli adempimenti più importanti che ci siano".
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