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Figli di coppie gay, Appendino replica a Fontana e Salvini: "Continueremo a registrarli, orgogliosi che Torino sia stata la prima"

Figli di coppie gay, Appendino replica a Fontana e Salvini: "Continueremo a registrarli, orgogliosi che Torino sia stata la prima"
Chiara Appendino con Micaela Ghisleni e Chiara Foglietta
"Siamo orgogliosi che Torino sia stata la prima città italiana a consentire alle coppie omogenitoriali di veder riconosciuto il diritto ai loro figli di avere entrambi i genitori". Così la sindaca di Torino, Chiara Appendino, dei Cinque Stelle, replica al ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana, che ha annunciato lo stop ai riconoscimenti di figli di coppie gay, una presa d posizione a cui si è subito unito il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che ha dichiarato: "Difenderemo il diritto ad avere una mamma e un papà".
"Questa amministrazione - sottolinea la sindaca - continuerà a registrare sugli atti di nascita l'annotazione che attesta il riconoscimento dei bambini da parte di entrambi i genitori dello stesso sesso. Proseguiremo su questa strada, per garantire alle bambine e ai bambini il diritto di avere una famiglia in cui l'amore sia l'unica condizione necessaria". Il via alle registrazioni, deciso da Appendino lo scorso aprile, aveva rappresentato una svolta epocale per l'Italia perché mai un primo cittadino aveva fatto questa scelta senza la disposizione di un tribunale.
"Questo è il primo bambino nato in Italia da due mamme a poter risultare fin dalla nascita come figlio di due madri. Dobbiamo ringraziare la sindaca Appendino e tutti quelli che in questi anni hanno combattuto per il riconoscimento di diritti che dovrebbero valere per tutti", aveva esultato Chiara Foglietta, consigliera comunale del Pd che aveva denunciato i problemi per il riconoscimento del figlio avendo dovuto in un primo momento dichiarare il falso all'anagrafe per ottenere la registrazione. Nei casi precedenti di riconoscimento all'anagrafe, si era trattato della trascrizione di un atto registrato all'estero: in Spagna per Ruben, figlio di due donne napoletane; in Argentina per il bambino, figlio anche lui di due madri, registrato nel febbraio 2015 a Roma.
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