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Diciotti, a terra tutti i migranti. Il primo tramonto di Joseph

Diciotti, a terra tutti i migranti. Il primo tramonto di Joseph
Lo sbarco dalla Diciotti (ansa)
TRAPANI - I due indagati sono scesi per primi davanti alle telecamere accompagnati dai poliziotti che se li sono portati via sulle volanti. Hanno passato la notte in questura per un nuovo interrogatorio, stavolta da indagati, e la formalizzazione delle accuse loro rivolte, solo violenza privata aggravata e continuata nei confronti del comandante e dell'equipaggio della Vos Thalassa e non minacce e impossessamento di nave come avevano ipotizzato gli investigatori della polizia nella loro informativa alla Procura di Trapani. Forse almeno uno di loro sarà fermato, ma con l'accusa di essere lo scafista che domenica scorsa era alla guida del gommone con i 67 migranti soccorsi dal rimorchiatore e poi presi a bordo della nave della Guardia costiera italiana Diciotti, intervenuta per fermare quello che sembrava un tentativo di rivolta a bordo.
"Gridavano 'No Libia, no Libia'. In due hanno minacciato prima il marinaio di guardia, poi hanno spintonato il primo ufficiale, lo hanno accerchiato. Hanno mimato con le mani il segno di: 'ti taglio la gola'. Davano ordini ad un gruppetto di altri. Io ho subito blindato il ponte di comando per timore che potessero impossessarsi della nave. Abbiamo avvertito l'Imrcc di Roma, la società armatrice, il primo ufficiale ha provato a mantenere la calma spiegando che andavamo in quella direzione perché ci era stato segnalato un altro barcone in difficoltà. Poi abbiamo dovuto invertire la rotta". Questa la testimonianza del comandante della Vos Thalassa, contenuta nell'informativa dello Sco e della questura di Trapani, cui ieri il procuratore Alfredo Morvillo ha delegato nuovi accertamenti per capire cosa sia avvenuto esattamente a bordo del rimorchiatore.
SCHEDA - A chi spettava decidere
I pm non hanno ritenuto che le testimonianze disegnassero uno scenario da dirottamento ma soltanto una situazione diventata poco controllabile dopo che i migranti si erano accorti che il rimorchiatore che li aveva salvati li stava riportando verso la Libia, e non in Italia. I 67 sbarcati sono stati tutti condotti nell'hotspot di Milo dove oggi verranno nuovamente interrogati.
Tra loro anche Joseph (nome di fantasia), un bimbo palestinese di 7 anni in viaggio con i genitori e altri 4 fratelli. A raccontare la sua storia è Sahar Ibrahim, italo-egiziana, operatrice Unicef/InterSos a bordo della Diciotti, che non ha retto neppure lei all'emozione. "Ma quello cos'è?", la domanda che ha illuminato il volto di Joseph ieri sera prima dello sbarco a Trapani: a bordo di nave Diciotti ha scoperto il tramonto, con il sole che si immerge nel mare. Non lo aveva ancora mai visto.
Sahar racconta il sollievo dei migranti dopo un'attesa che sembrava infinita: "A un certo punto della notte, quando si è capito che si era sul punto di sbarcare, è esplosa una gioia incontenibile: abbracci, risate, canti, applausi. Finalmente adesso stanno toccando terra". Quelle sbarcate a Trapani, spiega, sono "persone che scappano dalla guerra, dalla povertà estrema, da Paesi in cui i diritti umani sono calpestati".
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