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Migranti, l'sos della Vos Thalassa e il mistero dell'ammutinamento

Migranti, l'sos della Vos Thalassa e il mistero dell'ammutinamento
(ansa)
Tra gli elementi che la Procura di Trapani si ritroverà a valutare nelle prossime ore prima di decidere eventuali provvedimenti a carico dei presunti "facinorosi" tra i migranti recuperati dalla Vos Thalassa ci sono anche le dichiarazioni di Cristiano Vattuone, portavoce della Vroon, la società olandese proprietaria della nave che lavora nel servizio di sorveglianza di una piattaforma petrolifera Total.
"Nessuna insurrezione a bordo, la situazione è stata ingigantita dai giornali, non c'è stato nessun ammutinamento e nessuno è stato pestato", dice a "La Verità". Parole quelle di Vattuone che alimentano il giallo su quello che è veramente successo nel Mediterraneo tra domenica e lunedi e che, in mancanza di informazioni tempestive che ormai da settimane vengono negate dalla Guardia costiera italiana ai mass media, è stato ricostruito sulla scorta delle mail intercorse in quelle ore tra la nave Vos Thalassa, la sala operativa di Roma e la sede della società armatrice. Che, pur accollandosi la responsabilità di quella richiesta di aiuto volta a favorire un rapido intervento risolutivo della Guardia costiera italiana, nega che a bordo della Vos Thalassa sia accaduto nulla di così grave da lasciar ipotizzare una situazione di ammutinamento a bordo o peggio ancora di dirottamento, per utilizzare le parole del ministro Salvini.
"A bordo ci sono stati momenti di tensione, di confusione - spiega il portavoce dell'armatore - Ovviamente la tensione saliva anche perché siamo stati due giorni e mezzo in attesa e i migranti non volevano essere riconsegnati ai libici che poi non si sa cosa ne facciano. Ma non non ci sono state rivolte, non ci sono stati pestaggi e non è stato picchiato nessuno".
Insomma, la richiesta di aiuto alla sala operativa di Roma c'è stata ma sarebbe stata una "'soluzione" adottata per cercare di risolvere la fase di stallo e giustificare l'intervento della Guardia costiera per prevenire una situazione di rischio che, con il passare delle ore, sarebbe potuta diventare ingestibile. Un escamotage, se si vuole, utilizzato da sempre dalle navi mercantili che, negli ultimi anni, si sono ritrovate a dover operare dei soccorsi ma che non per questo sono disposte a perdere giorni di lavoro e soldi rimanendo ostaggio delle dinamiche politiche. Come sarebbe successo anche in questo caso se il Comando generale della Capitanerie di porto, a questo punto con le mani libere dovendo intervenire a tutela della sicurezza di una nave italiana, non avesse ordinato il trasbordo dei migranti sulla nave Diciotti, prendendo in contropiede il ministro dell'Interno.
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