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Vasto, spar? all'uomo che invest? e uccise la moglie: pena ridotta

Pena ridotta di dieci anni a Fabio Di Lello, il panettiere che il 1 febbraio dello scorso anno sparò tre colpi di pistola mortali contro l'uomo che investì e uccise sua moglie a Vasto, Italo d'Elisa, 21 anni. Lo ha stabilito la Corte d'Assise d'Appello de L'Aquila che ha rivisto la condanna a 30 anni inflitti in primo grado dalla Corte d'Assise di Lanciano, nonostante la richiesta della conferma sollecitata dal procuratore generale Pietro Mennini e dalle parti civili, Gianrico Ranaldi e Pompeo Del Re. La donna, Roberta Smargiassi, era alla guida di uno scooter: si schiantò contro un semaforo, cadde sull'asfalto e morì poco dopo in ospedale.
"Non c'è soddisfazione in una sentenza pur sempre di omicidio - dicono i legali dell'uomo - ma siamo felici per la comprensione della Corte che ha capito il dramma psicologico e umano di Di Lello anche rafforzata dalla perizia psichiatrica del giovane". Gli avvocati Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni, supportati anche dai risultati delle perizie tecniche sullo stato d'animo dell'uomo, hanno chiesto le attenuanti generiche e puntato sulla clemenza della Corte per smontare la tesi della premeditazione. "Non ci può essere soddisfazione - aggiunge Andreoni - quando sono coinvolte a vario titolo tre famiglie. Abbiamo fatto il nostro dovere di avvocati e i processi si fanno in aula e non con gli articoli di giornale. Ora andremo in carcere a Lanciano a comunicare personalmente la notizia a Fabio".
Dramma Vasto, Recalcati: "Se l'uomo eleva la vendetta alla dignit? della giustizia"
Vasto, spar? all'uomo che invest? e uccise la moglie: pena ridotta

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Il procuratore della Repubblica di Vasto, Giampiero Di Florio, che aveva istruito il processo in Corte d'Assise di Lanciano e che in primo grado aveva chiesto l'ergastolo per Di Lello, non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla sentenza. Mentre la mamma del 21enne vittima della vendetta di Di Lello ha gridato in aula tutto il suo dolore: "Lo Stato lo ha ucciso un'altra volta - ha detto - invece di stare vicino alle persone che vi si affidano per essere protette dalla giustizia". "Siamo rimasti esterrefatti - hanno aggiunto altri familiari - come si fa a pronunciare una sentenza del genere che dà un colpo di grazia alla giustizia? Italo è morto, nessuno può più fargli del male, ora però a morire è stata la giustizia". La famiglia D'Elisa aspetterà di leggere la sentenza e poi deciderà se fare ricorso in Cassazione: "Crediamo nella giustizia e la vogliamo per il nostro Italo, fino alla fine".
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