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Sardegna, chiuse le indagini sul furto di Dna

Sardegna, chiuse le indagini sul furto di Dna

ROMA - Dopo due anni di indagini la Procura di Lanusei porterà a giudizio 21 persone per il furto di migliaia di provette di Dna dal parco Genos di Perdasdefogu. Nell'agosto del 2016 Debora Parracciani, la custode dell'istituto dell’Ogliastra, nato per studiare i segreti della longevità della popolazione del luogo, denunciò che circa 25mila provette, pari al Dna prelevato da 14mila persone, erano state spostate dai frigoriferi della struttura.
Circa un mese dopo Mario Pirastu, l'ex direttore scientifico del Parco e genetista di autorità indiscussa, fece sapere che non si era trattato di un furto, ma che era stato lui stesso ad averle spostate altrove, all'università di Cagliari, ma senza avvisare nessuno.
In questi due anni il procuratore di Lanusei Biagio Mazzeo ha cercato di dipanare le fila di una matassa intricatissima, in cui, a un certo punto, è comparsa anche una società inglese di oscura proprietà, decisa ad assicurarsi le preziose provette che fanno gola all'industria farmaceutica. Benché i punti oscuri siano ancora tanti, Mazzeo ha però avuto modo di dichiarare che si è attenuto all'unico reato effettivamente accertato, che rappresenta però anche un importante precedente per la tutela dei dati personali.
In attesa di capire, se mai sarà possibile, cosa il dottor Pirastu volesse davvero fare delle provette e quali interessi economici possano essere all'origine del giallo, Mazzeo ha puntato soprattutto sulla "illecita trattazione dei dati sensibili", visto che le persone che si erano prestate, a titolo gratuito, a donare il loro Dna alla ricerca non erano state informate sulle successive destinazioni delle provette e avevano dato il consenso all'uso dei loro dati soltanto al Parco Genos.
Gli altri reati contestati ai 21 indagati sono furto, peculato, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, illecita trattazione di dati sensibili. Primo tra gli accusati è il professor Mario Pirastu, che in qualità di presidente del Cda di Genos si sarebbe impossessato del materiale biologico in concorso con la sua collaboratrice Simona Vaccargiu. Rischiano poi la richiesta di rinvio a giudizio il professor Maurizio Fossarelli, primario della clinica oculistica del San Giovanni di Dio di Cagliari, dove furono ritrovate le provette; il presidente e i consiglieri di amministrazione di Genos Valter Vittorio Mura, Maurizio Caddeo, Franco Tegas, Mariano Carta (sindaco di Perdasdefogu), Piergiorgio Lorrai e Ercole Perione; l'amministratore unico di Longevia Tiziano Lazzaretti; i presidenti e i consiglieri di Shar.dna (società fondata nel 2000 dal patron di Tiscali Renato Soru, poi fallita e acquistata lo scorso anno dall'inglese Tiziana Life per 250mila euro) Barbara Angelini, Alessandro Longo, Gianluca Roberto Santoro, Maurizia Squinzi Mario Valsecchi e Gian Luigi Galletta.
Poiché parte dei campioni furono poi ritrovati anche al Cnr di Sassari nel gennaio 2018, sono stati inoltre indagati i presidenti pro tempore del Cnr Luciano Maiani, Francesco Profumo e Massimo Inguscio, il direttore dell'Irgb del Cnr di Cagliari Francesco Cucca e il curatore fallimentare della Shar.Dna Renato Macciotta. Gli avvocati hanno 20 giorni di tempo per depositare memorie e documenti, in attesa delle decisioni del pm: richiesta di processo o archiviazione.
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