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Milano, arrestato commercialista coinvolto nei 'Panama Papers': sotto sequestro Lamborghini, Rolex, case e terreni

Auto di lusso, orologi-gioiello e conti bancari, ma anche case e terreni. E' quanto hanno sequestrato i finanzieri a casa di un commercialista romano, Gian Luca Apolloni, già coinvolto nel caso dei 'Panama Papers'.
Nel dettaglio, l'elenco dei beni posti sotto sequestro sono: na Lamborghini Huracan e altre quattro auto, tutte di grossa cilindrata, 18 orologi di lusso marca Rolex, Patek Philippe e Audermas Piguet (valore superiore ai 400 mila euro), più di 100 conti correnti, 21 immobili e 10 terreni agricoli.
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Nell'inchiesta milanese, coordinata dal pm Stefano Civardi e condotta dai finanzieri del Gruppo Milano, sono stati arrestati, oltre ad Apolloni anche Massimo Caruso, titolare di una società di trasporti. Le accuse sono bancarotta fraudolenta, indebita compensazione e autoriciclaggio, emerse dagli accertamenti in un'altra indagine che lo scorso ottobre aveva portato a cinque misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata ai reati di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e omesso versamento dell'Iva.
Gli accertamenti della guardia di finanza hanno fatto emergere un aggravamento del dissesto di una delle società fallite, risultata debitrice verso l'Erario per circa 9 milioni di euro, "integralmente e indebitamente compensati tramite l'impiego di fittizi crediti d'imposta".
Il commercialista romano, spiegano gli investigatori, "ideatore del sistema fraudolento e destinatario della misura cautelare in carcere, ha ricevuto, come prezzo della prestazione illecita l'accredito, sul conto corrente del proprio studio di consulente del lavoro, di bonifici ordinati dal conto aziendale" della società fallita "per un importo complessivo di 375mila euro, di cui una parte, circa 137 mila euro, impiegata in un investimento finanziario consistente nell'acquisto di titoli californiani 'first american'". Da qui l'accusa di autoriciclaggio.
Il modello di evasione, secondo gli investigatori, "ideato dal professionista, è stato successivamente proposto a una molteplicità di imprese (oltre venti) con sede a Napoli, Roma, Prato e Treviso che hanno solo formalmente compensato la propria posizione debitoria nei confronti del Fisco, per circa 40 milioni di euro, utilizzando crediti di imposta assolutamente inesistenti".
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