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Strage di Bologna, l'ex terrorista Ciavardini sotto torchio: "Non ricordo e non mi pento"

Strage di Bologna, l'ex terrorista Ciavardini sotto torchio: "Non ricordo e non mi pento"
(ansa)
BOLOGNA Luigi Ciavardini aggiusta il tiro. Se alla scorsa udienza aveva detto di non voler rivelare i nomi di chi lo ospitò a Treviso, prima e dopo la strage del Due Agosto, perchè non voleva "tirare dentro persone non coinvolte con quei fatti". Oggi, l'ex terrorista dei Nar già condannato tra gli esecutori materiali dell'attentato del 1980, ha rettificato spiegando che in realtà quei nomi non li ricorda.
Un cambio di strategia fatta evidentemente per evitare il rischio di essere incriminato per reticenza e falsa testimonianza. Una possibilità già annunciata dal presidente della Corte d'assise, Michele Leoni. Strategie difensive a parte, anche oggi nel corso del processo contro Gilberto Cavallini, Ciavardini ha continuato a non rispondere alle domande relative al "covo" di Treviso e a quelle sui rapporti che immediatamente dopo l'attentato alla stazione di Bologna ebbe con Roberto Fiore (attuale leader di Forza Nuova). I legali di parte civile Brigida, Nasci e Speranzoni hanno battuto a lungo su questi due argomenti, convinti che attorno alla vicenda del "covo" e del rapporto con Fiore ci siano elementi importanti per risalire alle responsabilità di Cavallini (accusato di concorso nella strage) e, forse, di altri personaggi non ancora emersi o rimasti ai margini della stagione dell'eversione nera di quegli anni.
INNOCENTE NON MI POSSO PENTIRE "Il mio pentimento - dice a margine dell'udienza Ciavardini - c'è stato con alcuni parenti delle vittime su un fatto specifico e personale, sul quale ho ammesso la mia responsabilità. Per quanto riguarda Bologna, non ho da pentirmi: non perché devo giustificarmi ma perché non è in alcuna maniera riconducibile a me la colpevolezza. Quando parlo in modo negativo di chi ha commesso questo reato, non ho remore a dire che chiunque l'abbia commesso deve essere condannato definitivamente. Lo dico sapendo di essere innocente, non lo sto dicendo autoaccusandomi di qualcosa". Evidenzia continuando Ciavardini: "Vorrei che fosse chiaro: indipendentemente dal nostro passato e da tutto quel che abbiamo commesso, noi non abbiamo niente a che vedere con Bologna. Il pentimento giudiziario di altre persone, invece, non può essere in nessun modo paragonato a un pentimento da innocente...".
Aggiunge ancora l'ex Nar: "Ho fatto gli anni di carcere fino alla fine per Bologna, il tribunale non mi ha voluto riconoscere un beneficio ulteriore perché dicevano che non mi ero pentito: ma se uno si dichiara innocente, come può pentirsi per qualcosa che non ha fatto"
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VITTIMA "Quando ho detto che ero l'86esima non volevo offendere né la città né questi processi, in nessuna maniera, che sono più che legittimi anche se contestiamo la sentenza" ha detto Ciavardini, terminata la prima fase dell'udienza di oggi al tribunale a Bologna. Ciavardini ribadisce in aula che "chi ha commesso quell'atto è una m...", chiedendo scusa alla corte per la parola volgare, e a margine parla ai giornalisti così: "le vittime sono tante, non solo purtroppo quelle di Bologna. Ci sono i nostri famigliari o i famigliari dei nostri amici che hanno portato sulla loro pelle danni irreparabili, fino alla morte, per salvare i loro figli, accusati di banda armata o di azioni legate a questa strage. Ci sono state molte vittime anche in questo senso".
Rimarca Ciavardini: "sono stato arrestato per una rapina, dicendo che l'avevo commessa in quello stesso periodo: con quella rapina mi hanno portato in carcere e hanno aspettato la sentenza definitiva di Bologna. Dopo la sentenza definitiva, sono stato assolto per la rapina". In definitiva, insiste l'ex terrorista: "la presenza oggi a questi processi serve a questo: non sto mentendo, nonostante qualcuno possa pensare il contrario, magari perché è di parte e deve pensare diversamente".
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