Autorizzazione

 
  •  Morto il famoso astronomo ucraino, Klim Churyumov 
  •  Nella galassia c'è anche il "terzo incomodo" 
  •  Pubblicato il progetto del comunicato finale del vertice del G20 
  •  A Kiev, stanziati 40 milioni di dollari per l'installazione dei contatori di calore nei condomini 

Il papa di Nicholas Green: cambiate la legge sui trapianti

Il papa di Nicholas Green: cambiate la legge sui trapianti

Usa il suo dolore, la sua tragedia per i diritti di altri. “Sono Reginald Green, il papà di Nicholas Green, il bambino californiano di 7 anni che fu colpito da un proiettile e ucciso durante un tentativo di rapina lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria nel 1994 e i cui organi e cornee furono donati a sette persone molto malate. Sono qui per cercare di convincervi a cambiare una legge ingiusta, che impedisce in Italia a chi ha perso un figlio o un parente di poter incontrare chi ha avuto grazie a lui una nuova vita. Non ci si può vedere, parlare, neppure per lettera anonima.”.

Reginald Green è un uomo che non dimentica, che continua a lottare per altri, per chi ha perso un parente, per chi l’ha avuto salvo grazie alla generosità altrui. Per questo, usa il suo dolore, la sua storia drammatica, il ricordo del piccolo Nicholas, ucciso in auto mentre viaggiava in vacanza con la famiglia, per cambiare una legge. Per questo ha scritto direttamente al Comitato di bioetica italiano che dovrà esprimere un parere sulla questione dopo la richiesta del Centro nazionale trapianti.
“Per 23 anni mi sono astenuto dal parlare di una legge di un paese che non è il mio, ma quella che riguarda la privacy delle famiglie coinvolte in un trapianto, che è stata all’epoca emanata con le migliori intenzioni, sta nuocendo alla salute e alla felicità di famiglie che sono molto vulnerabili”.
Il problema dell’anonimato dei donatori è da tempo al centro della discussione. A riportarlo di attualità la raccolta di firme lanciata da Marco Galbiati su Change.org, già sottoscritta da 14mila persone e anche da Reginald. Il figlio di Galbiati, Riccardo, è morto di infarto a 15 anni nel gennaio 2017. Da allora lui lotta per conoscere le persone che hanno ricevuto gli organi del suo ragazzo. Cosa che le attuali norme vietano.
Nella lettera al Comitato di Bioetica,
Reginald parla del sistema americano, cita medici come il professor Quintini del programma trapianti di fegato alla Cleveland Clinic, che racconta come i rapporti tra familiari di chi ha donato e ricevuto organi siano regolati, permessi. Si controlla non vi siano secondi fini, che tutte le parti siano concordi sul modo e il mezzo: dalle lettere anonime a incontri di persona. "Il risultato è sempre stato molto positivo”.
Ma soprattutto il papà di Nicholas parla per esperienza personale. “Negare alle famiglie dei donatori e ai riceventi, parlo di chi ovviamente lo desidera, l’opportunità di avere un contatto è sbagliato. Li si priva di un’esperienza che da migliaia di persone è stata giudicata una delle più gratificanti delle loro vite. Un'effetto sia terapeutico che edificante. Da un lato ci sono le famiglie dei donatori che hanno sofferto l’improvvisa perdita di uno dei loro membri, spesso in circostanze tra le più angosciose. Eppure, in un momento in cui la tentazione di rinchiudersi in se stessi o nell’amarezza era quasi irresistibile, hanno steso le braccia e hanno salvato la vita di persone che non avevano mai incontrato”. Perché negare la possibilita dell'incontro, se tutti sono d'accordo, è la domanda di Reginald.
.
lascia un commento
Video del giorno
Notizie
  • Ultimo
  • Leggere
  • Commentate
Calendario Materiali
«    Сентябрь 2018    »
ПнВтСрЧтПтСбВс
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930