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Regeni, la mamma di Giulio annuncia: sciopero della fame per la scarcerazione dell'attivista Amal Fathy

“Liberate Amal. E fin quando non lo farete, digiunerò per lei”. Paola Regeni interviene dopo l’arresto al Cairo avvenuto venerdì di Amal Fathy, moglie di Mohamed Lofty, il consulente legale in Egitto della famiglia Regeni.
“Da donne – ha detto ieri Paola insieme con il suo avvocato, Alessandra Ballerini – siamo particolarmente turbate ed inquiete per il protrarsi della detenzione di Amal, moglie del nostro consulente legale Mohammed Lofty direttore dell’Ecrf. Da lunedì inizieremo un digiuno a staffetta chiedendo la sua liberazione immediata. Nessuno deve più pagare per la nostra legittima richiesta di verità sulla scomparsa, le torture e l’uccisione di Giulio. Vi chiediamo di digiunare con noi, fino a quando Amal non sarà finalmente libera. Noi siamo la loro speranza”.
L’arresto è arrivato infatti alla vigilia del viaggio, l’ennesimo, delle autorità italiane al Cairo: il 15 il sostituto procuratore della procura di Roma, Sergio Colaiocco, che da due anni e mezzo sta seguendo il caso, volerà in Egitto.
Dopo due anni e mezzo di promesse una società russa incaricata dal regime di Al Sisi inizierà le operazioni tecniche di recupero dei video "sovrascritti" registrati il 25 gennaio del 2016 dalle telecamere a circuito chiuso della stazione della metropolitana di Dokki (quella in cui il cellulare di Giulio ne segnalò per l'ultima volta la presenza), impegnandosi a consegnarne "copia" alla magistratura italiana.
Contemporaneamente la Procura Generale del Cairo, dopo sei mesi di riflessione, ha deciso di approfondire le indagini sui nove funzionari della National Security che, secondo la ricostruzione della procura di Roma, hanno avuto un ruolo sicuramente nel sequestro di Giulio e nei depistaggi avvenuti dopo il suo assassinio.
Proprio la National Security ha fatto irruzione a casa di Lofty. L’accusa per la moglie è di terrorismo. E’ accusata di aver scritto un post su Facebook indignandosi per le violenze che subiscono le donne in Egitto. “Ma in realtà – ha detto l’avvocato Ballerini – sembra una maniera per colpirci. Se il problema sono i video di quelle telecamere se li tengano. L’importante è che liberino subito Amal”.
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