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Caso Eni e sentenze pilotate al Consiglio di Stato: ampie ammissioni dell'avvocato Amara

Caso Eni e sentenze pilotate al Consiglio di Stato: ampie ammissioni dell'avvocato Amara

Ampie ammissioni sulle contestazioni mossegli e dichiarazioni utili ( e coperte da omissis) ai magistrati della Procura di Messina per andare avanti nelle indagini sul sistema di corruttela che avrebbe consentito di pilotare sentenze al Consiglio di Stato ma anche sull'inchiesta aperta a Milano per tangenti estere che sarebbero state pagate dall'Eni.

A tre mesi dal suo arresto, Piero Amara, 48enne avvocato di Augusta con ottime entrature a livell nazionale, regista di una sorta di cerchio magico di cui facevano parte magistrati, avvocati, professionisti, consulenti, docenti universitari, ha ottenuto gli arresti domiciliari per l'affievolirsi delle esigenze cautelari proprio in considerazioni delle dichiarazioni rese.
Amara era in carcere da febbraio quando era stato arrestato insieme ad altre quattordici persone su richiesta della Procura di Messina guidata da Maurizio de Lucia. Grazie ad una spregiudicata opera di dossieraggio e depistaggi sarebbe riuscito negli ultimi anni a condizionare l'esito di procedimenti amministrativi per un valore di svariate centinaia di milioni di euro, a vantaggio dei propri clienti a anche delle aziende in cui aveva interessi personali.
Oltre ad Amara erano finiti agli arresti il magistrato Giancarlo Longo, fino a qualche mese fa pm alla Procura di Siracusa e poi trasferito per motivi disciplinari dal Csm al tribunale civile di Napoli, Enzo Bigotti, imprenditore già indagato per il caso Consip, l'avvocato Giuseppe Calafiore, socio e collega di Amara, il professore universitario della Sapienza di Roma Vincenzo Naso.

Tra gli indagati per corruzione in atti giudiziari anche l'ex presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio.
Un'altra tranche di indagine, portata avanti dalla Procura di Roma, aveva portato alla luce alcune sentenze aggiustate che la procura di Roma ritiene attribuibili a Virgilio e favorevoli a clienti di Amara. Tra questi una società del gruppo vicino all'imprenditore Bigotti che, nell'ambito delle gare Consip, ha ottenuto il via libera a un appalto da 388 milioni.
Amara avrebbe messo su un sistema che gli avrebbe consentito di venire a conoscenza di atti ma anche di inquinare inchieste, a cominciare da quella, aperta presso la Procura di Milano, che vedeva indagato l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, poi rinviato a giudizio per una tangente da 1,3 miliardi di euro per lo sfruttamento di un giacimento petrolifero in Nigeria.

Proprio nel tentativo di inquinare l'indagine milanese, Amara ( difensore di Eni) avrebbe messo su un tentativo di depistaggio facendo presentare alla Procura di Siracusa il suo amico Alessandro Ferrara che, nell'estate 2016, denunciò di essere stato vittima di un fantomatico tentativo di sequestro a Siracusa da parte di due nigeriani e un italiano interessati a sapere da lui notizie su un report che, di fatto, avrebbe provato un complotto internazionale per far fuori Descalzi ordito dai servizi segreti nigeriani in combutta con ambienti finanziari italiani e con alcuni consiglieri del cda di Eni.
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