Autorizzazione

 
  •  Morto il famoso astronomo ucraino, Klim Churyumov 
  •  Nella galassia c'è anche il "terzo incomodo" 
  •  Pubblicato il progetto del comunicato finale del vertice del G20 
  •  A Kiev, stanziati 40 milioni di dollari per l'installazione dei contatori di calore nei condomini 

Ostia, le minacce in aula a Federica Angeli: “Giornalaia, pensa alla famiglia”

ROMA. Le disse: "Federì, sei giovane, hai una famiglia". Ma non era una minaccia, secondo lui. Solo un consiglio. Eppure, è stato lui stesso, Paolo Riccardo Papagni, socio e fratello del presidente di Assobalneari, sentito come imputato nel processo per tentata violenza privata ai danni della giornalista di Repubblica Federica Angeli, a raccontare della volta in cui, nel tentativo di bloccare un'intervista, le disse quelle spaventose parole. E all'avvocato di parte civile che lo incalzava chiedendo cose volesse dire con quelle parole, Papagni ha risposto: "Nulla. Non sono abituato a minacciare io. Era solo un consiglio. Un con-si-glio!". Consiglio che, però, suona come qualcosa di ben più spiacevole. Anche perché ripetuto in un'aula di tribunale. "Non volevo dire nulla. Volevo soltanto dire che una madre di famiglia deve stare attenta a scrivere certe cose". Poi, ancora, "quando le ho detto che non era con questa intervista che avrebbe fatto carriera, volevo dire quello che ho detto. Lo si dice tante volte: non sarà questo che ti fa fare carriera". Così anche sui millantati rapporti con i vertici delle forze dell'ordine: solo un modo per dire che lui era una persona perbene.
Sono state queste le ultime, concitate, battute della deposizione di Papagni nel processo che, fino a ieri, lo vedeva imputato insieme ad Armando Spada, quest'ultimo accusato di minacce sempre ai danni della giornalista. Da ieri i procedimenti si separano: il giudice ha deciso per lo stralcio. I fatti risalgono al maggio del 2013. E il tono con il quale Papagni li ha ripercorsi era sicuro, forse in maniera ostentata. Il balneare ha rivendicato ogni frase, ogni parola delle conversazioni per le quali, poi, la giornalista di Repubblica ha sporto denuncia. Il racconto si apre con un voluto lapsus: Papagni chiama Angeli "giornalaia" per poi correggersi immediatamente "giornalista". E tutta la deposizione mira a svilire la professionalità della parte offesa: solleva dubbi sul fatto che Angeli sia laureata quando viene chiamata "dottoressa" e in un passaggio la definisce "signora perché per me non è una giornalista". Durante l'esame, Papagni ha anche ammesso di avere gestito, molti anni fa, un giro di scommesse clandestine.
Poi, le domande sono tornate sul giorno dell'intervista. L'imputato ha ripercorso quell'incontro durante il quale "Angeli mi chiese anche se era vero che ero andato in America per assoldare un sicario per far uccidere Carmine Fasciani. Una cosa assurda". E quando l'avvocato di Angeli gli chiede quali siano i suoi rapporti con Carmine Fasciani, il boss di Ostia condannato in via definitiva per 416bis, lui spiega: "Ci conoscevamo da piccoli. Sono lavoratori, credo che il padre facesse il panettiere". A quel punto Vasaturo lo esorta: "Lei sa che è stato condannato per mafia?". "Da ragazzetti - questa la risposta - forse hanno fatto qualche furtarello, poi quello che ha fatto non mi riguarda". D'altronde a Ostia la mafia non c'è.
lascia un commento
Video del giorno
Notizie
  • Ultimo
  • Leggere
  • Commentate
Calendario Materiali
«    Июль 2018    »
ПнВтСрЧтПтСбВс
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031