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Autobomba a Limbadi, la madre della vittima: "Mai avuto paura. Vivr? e combatter? per mio figlio"

Autobomba a Limbadi, la madre della vittima: "Mai avuto paura. Vivr? e combatter? per mio figlio"
Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci
VIBO VALENTIA - Al Sud il lutto è unesperienza collettiva. Le case di chi ha appena perso un familiare sono piene di parenti, amici più o meno vicini al defunto o ai suoi, che affollano le stanze che la morte ha svuotato. Ma oggi a confortare la madre e la compagna di Matteo Vinci, ucciso ieri da unautobomba a Limbadi, non cera nessuno. Vestite del nero del lutto, gli occhi rossi di pianto, Rosaria Scarpulla e Laura stanno sedute in cucina nella luce livida di una lampadina a led. Sole. Qualcuno oggi è venuto, non tantissimi" dice la madre della vittima, e poi aggiunge con voce sommessa: "Magari hanno paura.
Cosè successo ieri, signora Scarpulla?

Matteo e mio marito erano andati come ogni giorno a lavorare in campagna. Io glielo dicevo sempre di non andare sempre allo stesso orario, di cambiare abitudini. Sapevamo che i Mancuso ci controllavano, per questo stavamo attenti. Ma non è bastato.
Chi lha avvertita?

Verso le 15.20 mi ha chiamato una mia cognata. Non so se ha sentito lo scoppio o se ha visto la macchina bruciare. Ho risposto e ho sentito la voce di mio marito che in lontananza diceva Sara vieni, è scoppiata la macchina. A me è parso strano perché mio marito sapeva a stento utilizzare il cellulare. Se fosse successo qualcosa, sarebbe stato mio figlio ad avvertirmi. E lì ho capito che riguardava Matteo. Abbiamo avvertito i carabinieri, poi con Laura ci siamo incamminate a piedi. Il luogo non è molto distante".
Quando è arrivata, cosa ha visto?

"Cerano molte persone che stavano cercando di dare una mano. Mio marito era a terra, ustionato. Mi volevo avvicinare allauto che bruciava, perché sentivo che Matteo era là dentro. Mi hanno trattenuta, dicendo che era riuscito a scappare. Ma sapevo che erano bugie".
Come lo ha capito?

"Mio marito mi ha urlato Sara vai, Matteo è dentro. Non sono riuscito a tirarlo via. Lo chiamavo e non mi rispondeva. Vai, corri a vedere. E io ho visto comè finita la vita di mio figlio. Ho visto la macchina che bruciava e ho capito che lui era lì".
Secondo lei chi può aver ordinato lattentato?

"Noi siamo sicuri che siano stati i Mancuso. Non abbiamo mai avuto nemici, mai in cinquantanni. Loro vogliono impossessarsi di due piccole particelle di terra dietro la casa che abbiamo in campagna. E poi reclamano un pezzo di terra di cui secondo loro ci saremmo appropriati quando abbiamo accatastato il terreno.
Ha mai immaginato che per una questione di terreni vi potesse accadere una cosa del genere?

Temevamo ritorsioni, ma mai avremmo immaginato questo. Loro sapevano che colpendo Matteo ci avrebbero colpito al cuore, per questo lo hanno fatto".
Pensava che suo figlio potesse essere un obiettivo?

No. Abbiamo sempre tentato di tenerlo lontano da questa storia. Non volevamo che si immischiasse. Papà suo diceva sempre Finché vivo io, difenderò questa terra. Poi sarai tu a prendere le redini e a farlo, ma per adesso tocca a me.
Quando sono iniziati i problemi con i Mancuso?

"Appena loro sono arrivati lì. Hanno preso, letteralmente preso, a una cugina di mio marito. Noi quando abbiamo visto che Rosaria Mancuso si stava impossessando di quelle terre, abbiamo fatto le pratiche per lusucapione della nostra porzione. Era il 1993. Erano terre di famiglia e il padre di mio marito ne aveva una parte. Noi labbiamo ereditata.
Sono passati venticinque anni. Cosè successo nel frattempo?

"Di tutto. Sono stati venticinque anni di soprusi. Recintavamo e ci distruggevano i paletti, spingevano il bestiame verso le nostre terre, sversavano i liquami nelle nostre proprietà. Abbiamo protestato anche in Comune, siamo andati lì ogni giorno per oltre un anno senza che facessero niente. Alla fine ci siamo seduti sul divano, determinati a restare fin quando non ci avrebbero risposto. E il sindaco ha minacciato di chiamare i carabinieri".
E i carabinieri coshanno fatto?

"Ci hanno detto che avrebbero messo a posto tutto. Ma ci hanno illuso".
A un certo punto la situazione è degenerata. Dai dispetti si è passati ad altro.

"Loro dicono che è stata una rissa, ma si è trattato di unaggressione. Prima si è avvicinata la Mancuso e ci ha distratti e a un tratto ci hanno assalito suo marito, suo fratello, un nipote che non abbiamo conosciuto e le due figlie. Nellottobre 2017 mio marito ha subito un agguato. Gli hanno spaccato la mandibola in due. Loro ci volevano ammazzare. Ancora prima hanno dato fuoco a una baracca che avevamo qui in giardino. E guarda caso è stata proprio la Mancuso la prima a venire a chiedere cosa fosse successo".
Non avete mai pensato di cedere, di dare ai Mancuso quella terra?

"Non lho mai pensato, neanche quando i nostri familiari si sono schierati contro di noi. Hanno vergogna di noi, ma non vedo perché dovrei farlo. Non abbiamo rubato, non abbiamo ammazzato. La mia è una famiglia dignitosa".
E qui in paese come si commentava questo scontro con i Mancuso?

"Ci invitavano a cedere, ma noi ci siamo ostinati, non lo abbiamo mai fatto. E non lo farò mai. Mio figlio era innamorato della sua terra. Gli ulivi che ci sono, li ha piantati lui".
Dove trova il coraggio per affrontare una situazione del genere?

"Non lo reputo coraggio il nostro, ma difesa dei nostri diritti. Perché quelle terre sono nostre, dei nostri avi, che non hanno venduto neanche quando morivano di fame per amore dei figli".
Se in questo momento avesse davanti Rosaria Mancuso cosa le direbbe?

"Ti è morto un figlio di nove anni. Come fai ad essere così senza cuore?".
Di lei, della sua famiglia non ha paura?

A me i Mancuso non fanno senso. Li reputavo e li reputo persone ignoranti che ragionano con gli animali. Hanno avuto pecore, bestie da macello, cavalli, cani. E quanti ne hanno ammazzati per poi lasciarceli sulla porta. Con quelli sono abituati a parlare. Quindi per me non sono persone né civili, né intelligenti. A me non interessava nemmeno parlare con loro. Per me erano meno di zero. E oggi ancora di più. Li reputo niente. Di loro non ho mai avuto paura e non lavrò mai. E neanche mio marito. So che non è finita e non finirà. Anche se so che andrà male. Ma non ho paura di dire che loro non ci comanderanno mai.
Cosa chiedete voi adesso?

Vogliamo giustizia per Matteo, vogliamo che tutto questo non sia successo invano. Io non sono nessuno per chiedere a Dio perché sia successo questo. Lui è il vasellaio, noi siamo argilla. Non sappiamo i fini della morte di Matteo. Magari per dare coraggio ad altri che non ce lhanno".
Credo che lo Stato possa darle la giustizia che invoca?

"Credo che ci sia Gratteri. Ho fiducia in questo magistrato. Non è difficile capirlo quando parla. Lui è un combattente. Ha subito angherie di ogni tipo. E lui e quelli che come lui hanno subito minacce, combattono. Ma altri non lo fanno, perché non sanno cosa voglia dire, non si immedesimano nella popolazione".
Lei cosa pensa di fare adesso?
Devo vivere e combattere per mio figlio.
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