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Fano, cessato il pericolo: portato al largo l'ordigno bellico. Iniziato il rientro dei 23mila evacuati

FANO - "Il pericolo è cessato, l'ordigno è a due miglia al largo di Fano". Così il sindaco Massimo Seri ha dato l'annuncio del cessato allarme dopo che la vita dell'intera comunità è stata temporaneamente stravolta dal ritrovamento di una bomba da 220 chili risalente alla Seconda Guerra Mondiale in un cantiere edile. Inesplosa, ma una volta affiorata dal terriccio inavvertitamente innescata durante i lavori.
Il primo cittadino ha parzialmente revocato l'ordinanza con cui ieri era stata disposta l'evacuazione di 23mila persone della cosiddetta "zona rossa", quella compresa in un'area di 1800 metri attorno al luogo del ritrovamento: ora potranno tornare a casa, anche le attività commerciali potranno rialzare le serrande, mentre oggi resteranno chiuse le scuole di ogni ordine e grado per motivi logistici e pratici. In queste ore a Fano si assiste ancora a un grande andirivieni di mezzi, ma qusta volta si tratta di personale della Protezione civile e della Croce Rossa che stanno riaccompagnano a casa o nelle strutture residenziali anziani e persone con difficoltà di movimento.
La rimozione della bomba, che fu sganciata da un aereo britannico, è cominciata all'alba nel cantiere, ubicato sulla strada del lungomare di Sassonia. Una complessa operazione cui hanno partecipato gli artificieri dell'Esercito del Reggimento Genio Ferrovieri di Castel Maggiore (Bologna) e i palombari del Gruppo Operativo Subacquei del Comsubin della Marina Militare. L'ordigno, fa sapere la Difesa, resterà in mare almeno 144 ore prima della distruzione: la scadenza del cosiddetto 'ritardo pirico', vale a dire il periodo entro il quale potrebbe teoricamente esplodere. La distruzione, tiene a sottolineare la Difesa, avverrà con modalità "tese a preservare l'ecosistema marino".
Nel dettaglio, si tratta di una bomba d'aereo inglese MK6 da 500 libbre, dotata di un particolare dispositivo di innesco con un ritardo di armamento tra le 6 e appunto le 144 ore. Dopo una "lunga, meticolosa ed estenuante attività notturna", spiega lo Stato Maggiore della Difesa, gli artificieri dell'Esercito hanno effettuato "l'imbragatura dell'ordigno, la pericolosa rimozione e la successiva consegna al personale della Marina Militare, che ha provveduto al trasporto lontano dalla costa in mare aperto, a distanza di sicurezza da qualsiasi installazione o rotta navale".
Il sindaco Seri ha voluto ringraziare gli "uomini e donne" delle forze armate: "Nell'interesse della comunità hanno optato per un'azione (lo spostamento di una bomba innescata e a rischio esplosione, ndr), mettendo a repentaglio la propria vita per salvarne altre ed evitare situazioni gravi. E' un bel modo di servire il Paese".
Passato il pericolo, sta tornando gradualmente alla normalità, dalle 6.15, anche il traffico ferroviario fra Pesaro e Senigallia (linea Bologna-Pescara), sospeso dalle 22 di ieri. I treni in viaggio hanno subìto ritardi fino a 140 minuti, mentre sette convogli sono stati cancellati, sei deviati e quattordici limitati nel percorso.
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