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Traffico internazionale di prodotti petroliferi: 5 arresti della Finanza di Parma

Cinque arresti e 13 denunce: questo l'esito dell'operazione operazione CocktOIL che ha consentito di smantellare un’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di prodotti petroliferi.
I coinvolti sono tutti di nazionalità italiana, residenti tra Parma e in Lombardia, e gravati da numerosi precedenti penali. Tre società e i relativi complessi aziendali sono stati sottoposti a sequestro preventivo. Nei confronti di cinque degli indagati è stato inoltre operato il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per circa 3,5 milioni di euro.
Le indagini, portate avanti per due anni dalla compagnia della Guardia di Finanza di Parma e dall'ufficio delle Dogane di Parma sotto il coordinamento e la direzione della Procura della Repubblica di Parma, hanno permesso di accertare l'immissione fraudolenta nella rete di consumo di circa 5,4 milioni di litri di prodotto energetico.
L'evasione riscontrata è stata pari a circa sette milioni di euro per quanto concerne le imposte dirette, l’Iva, Irap, nonché 5 milioni di euro di accise.
L'organizzazione, spiega la Finanza, operava tramite due distinti impianti di distribuzione di prodotti petroliferi gestiti da altrettanti consorzi di autotrasporto di merci su strada con sede a Fontevivo; inoltre, poteva contare - nel resto del territorio nazionale - su altri soggetti con compiti e ruoli ben definiti.
Le persone coinvolte introducevano in Italia prodotti energetici classificati come oli lubrificanti, fiscalmente assoggettati alla sola imposta di consumo, ma di fatto utilizzabili anche per l’autotrazione alla stessa stregua del gasolio che, tuttavia, per lo specifico uso, sconta il pagamento sia dell’Iva che delle accise, con un’incidenza sul prezzo finale di circa il 70%.
Nell'arco di tempo compreso tra il 2014 ed il 2015, i due consorzi hanno operato - tramite intermediari commerciali di comodo - acquistando partite di olio lubrificante in diversi Paesi comunitari, in genere dell’Europa centro-orientale, dove tale prodotto non è assoggettato a imposta di consumo.
La merce raggiungeva l’Italia in regime di transito, scortata da documenti, non monitorati dal sistema comunitario, che attestavano una fittizia destinazione in un altro Paese dell’Unione (in genere Grecia, Cipro e Malta).
Giunto in Italia, il conducente dell’autocisterna riceveva dall’organizzazione un falso documento di accompagnamento, da cui risultava un trasporto di gasolio nonché, quale provenienza e destinazione, due vere e proprie società cartiere, di fatto inesistenti.
Il prodotto raggiungeva così il sito industriale di Fontevivo, dove veniva scaricato e immesso in consumo in completa evasione di imposta, con la conseguente alterazione del mercato e delle regole della corretta concorrenza.
Per regolarizzare la contabilità, erano poi adottati vari espedienti, tra i quali l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. A partire dal 2015, per ridurre i rischi derivanti dai molteplici passaggi intermedi, l’associazione ha modificato il meccanismo illecito alla base del sistema di frode, provvedendo a rifornirsi di partite di olio lubrificante, del tipo Sn80, direttamente presso raffinerie nazionali.
L’associazione, inoltre, si è resa responsabile, oltre che di reati tributari e fallimentari, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e falsificazione di documenti, anche del fallimento di uno dei due consorzi coinvolti, allo scopo di non assolvere agli oneri tributari e sottrarsi al pagamento di quanto dovuto.
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