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La vergogna dell'hotspot di Lampedusa

La vergogna dell'hotspot di Lampedusa

Vivono dentro i padiglioni bruciati. Camminano nei corridoi imbrattati di sporcizia. Dormono su pezze di gommapiuma lercia senza lenzuola. Usano bagni sgangherati che di rado vengono puliti. Questa volta a documentare le condizioni pietose in cui è ridotto l’hotspot di Lampedusa non è qualche migrante esagitato. Sono le immagini. Fotografie fatte con il cellulare da chi ieri mattina è potuto entrare nei tre dormitori resi inagibili dall’incendio dell’8 marzo scorso. Inagibili, ma lo stesso abitati.

In particolare gli scatti si riferiscono al padiglione A2, che i tre vigili del fuoco in servizio nel centro di identificazione Lampedusa hanno isolato perché danneggiato dalle fiamme. Le stanze dovrebbero rimanere vuote, ma in mancanza di altri posti dove riparare, i quasi cento ospiti dell'hotspot (in gran parte tunisini) si sono di nuovo sistemati lì. Dove non sono più garantiti i minimi criteri di igiene e sicurezza, perché gli operatori del centro non ci entrano.

Costantino Saporito, rappresentante Usb dei Vigili del Fuoco, per motivi sindacali ha avuto il permesso di accedere ai locali. “Una situazione di degrado totale”, racconta a Repubblica. “I migranti dormono lì perché non sanno dove appoggiarsi. L'altro bivacco di fortuna, composto di materassi sistemati all'aperto sotto una specie di palafitta in ferro chiusa anch'essa a causa di un rogo, è saturo. L'odore è nauseabondo. Qualcuno deve intervenire in fretta, non ci sono più le condizioni di sicurezza”.
Il degrado dell'hot spot di Lampedusa
Il centro di Lampedusa per il fotosegnalamento e la prima identificazione è gestito dalla Misericordia e dalla Croce Rossa Italiana. Nei giorni scorsi una delegazione di avvocati, ricercatori e mediatori culturali della Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili (Cild), dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e di Indiwatch ha fatto un sopralluogo sull'isola.

“Nell'hotspot non esiste una mensa e il cibo che gli ospiti consumano in stanza o all'aperto è di scarsissima qualità”, hanno raccontato Gennaro Santoro di Cild e Giulia Crescini di Asgi. “I bagni non hanno le porte e i materassi sono sporchi. Ai richiedenti asilo non viene rilasciato alcun titolo di soggiorno. Sono costretti a rimanere nell'hotspot per diversi mesi, nonostante sia una struttura pensata per fotosegnalarli entro pochi giorni, così da poter essere spostati altrove”. Gli stessi identici problemi erano stati segnalati dal Garante delle persone detenute e private della libertà personale, Mauro Palma, nelle settimane scorse.

Gli avvocati di Asgi si sono anche rivolti alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, per denunciare le lesioni che avrebbe subito una bambina durante i tafferugli con gli agenti di polizia lo scorso 8 marzo, prima dell'incendio appiccato dagli stessi migranti per protesta. Gli ospiti hanno parlato di percosse e di manganellate, soprattutto da parte di uno dei poliziotti. Ad essere danneggiata è stata la stessa area del rogo del 2009. Anche il servizio anticendio pare essere precario come il resto della struttura. “E’ inaccettabile che nell'hotspot ci siano solo tre pompieri in servizio – dichiara ancora Costantino Saporito - ed è ancor più scandaloso che per motivi a noi oscuri i tre non vengano regolarmente pagati. Coprono turni di dodici ore ma stanno lavorando gratis”.
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