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Sputi e insulti a Giorgia Meloni: "Io aggredita a Livorno"

Giorgia Meloni contestata a Livorno. La leader di Fratelli d'Italia, in città per un'iniziativa elettorale, è stata oggetto di insulti, sputi e lanci di bottigliette da parte di manifestanti appartenenti ad alcuni centri sociali.
Tutto è accaduto in piazza Garibaldi, nel quartiere popolare di Sant'Andrea, durante un incontro tra Meloni e residenti e commercianti, preoccupati per il degrado e l'abbandono della zona. Alcuni manifestanti le hanno cantato "Bella ciao" e intonato cori come "Livorno è antifascista". I contestatori hanno anche esposto un cartello con la scritta "Livorno i fascisti non li vuole. Meloni vattene!".
Livorno, sputi e insulti contro Giorgia Meloni
All'indirizzo della leader di Fdi sono partiti anche diversi sputi. Giorgia Meloni, che era circondata da esponenti del suo partito e dalle forze dell'ordine, ha accennato una sorta di balletto al ritmo dei cori, risponendo "Loro sono questi" e riprendendo i contestatori con il cellulare. Alla Fortezza nuova sono apparsi striscioni con la scritta "Livorno non ti vuole". "Questa non è una contestazione, è un'aggressione", il commento di Meloni.
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Nel pomeriggio, intorno alle 17.30, Meloni è attesa a Pontedera per un comizio elettorale sotto la sede del Comune. Comune che pochi giorni fa aveva respinto, e poi multato, la richiesta di suolo pubblico da parte di Fratelli d'Italia per un banchino. L'autorizzazione era stata negata, aveva spiegato il sindaco Pd Simone Millozzi, perché nei moduli era stata sbianchettata "la parte sul rispetto delle norme che vietano la ricostituzione del partito fascista e l'istigazione all'odio razziale".
Poche ora fa Millozzi, che oggi non è a Pontedera per impegni istituzionali, ha postato sul suo profilo Facebook una foto in cui annuncia di aver lasciato in Municipio una copia della Costituzione e un bianchetto per la leader di Fdi: "Qualora volesse passare dal Municipio mi sono premurato di lasciarle in portineria un piccolo pensiero: gli estratti della Costituzione, della legge Scelba e Mancino (sul divieto di ricostituzione del partito fascista e di istigazione all'odio razziale), che i suoi rappresentanti locali hanno cancellato da un modulo predisposto dal comune in ragione di chissà quale imbarazzo" , ha scritto il sindaco. "A Pontedera le regole valgono per tutti e per rispetto del principio di uguaglianza la loro trasgressione viene sanzionata", ha concluso Millozzi ribadendo che "non è accettabile “sbianchettare” su nessun modello norme in vigore poste a presidio delle nostre libertà e della nostra storia".
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