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Macerata, Pamela stordita e poi uccisa a coltellate. Indagini alla stretta finale

MACERATA - Stordita in salotto con un colpo alla tempia, uccisa con coltellate al fegato e poi trascinata sulla meravigliosa, grande terrazza con vista sui Sibillini: è lì, in quei quaranta metri quadrati annessi alla mansarda all'attico della palazzina rossa di via Spalato e inaccessibili da sguardi indiscreti, che secondo l'accusa ipotizzata dagli inquirenti il corpo di Pamela sarebbe stato fatto a pezzi. Non ci sono finestre di altri appartamenti, di quello in cui viveva Innocent o di altri palazzi della zona, che affacino sulla terrazza.
La ricostruzione ipotizzata dagli inquirenti comincia a essere dettagliata. La procura sosterrà le accuse ai due fermati dei giorni scorsi, il 22enne Lucky Desmond e il 27enne Awelima Lucky, nell'udienza di convalida davanti al Gip, che la scorsa settimana nelle carte non aveva trovato prove sufficienti a giustificare l'arresto di Innocent Oseghale anche per l'accusa di omicidio volontario (la custodia cautelare in carcere era rimasta per le accuse relative allo scempio e al tentativo di occultamento del cadavere). Ma stavolta i magistrati sono convinti di avere raccolto sufficienti indizi di colpevolezza per superare l'esame del Gip. L'interrogatorio di convalida dei due, previsto per oggi, è stato rinviato a domani per consentire alla procura di presentare altri documenti a sostegno delle accuse.
Nell'appartamento sono state trovate tracce di sangue sia sulla terrazza, dove sono copiose, sia in vari punti del salotto, tra cui sotto un divano. Anche nel cestello della lavatrice ci sono tracce ematiche emerse al luminol: sarebbero state lasciate nel lavare i vestiti. Ieri il Ris dei carabinieri ha lavorato a lungo sull'appartamento cercando nuove impronte e tracce sfuggite ai primi accertamenti. Hanno rilevato anche alcune impronte lasciate con i piedi, e oggi saranno prese le impronte plantari anche al quarto indagato per attribuirle con certezza.
Sul ruolo di quest'ultimo, un quarantenne nigeriano, gli inquirenti sono però molto cauti. Il suo coinvolgimento sarebbe suggerito da alcuni contatti telefonici sospetti con alcuni degli altri indagati, ma gli investigatori sostengono di ritenere il suo ruolo del tutto estraneo o molto marginale, salvo prova contraria che dovesse emergere dagli accertamenti in corso. Per questo non ne avrebbero chiesto il fermo, e anzi l'uomo avrebbe collaborato aggiungendo particolari che confermerebbero il disegno dell'accusa nei confronti degli altri tre, e che lo escluderebbero completamente.
Restano invece aperti tutti i dubbi sul movente dell'omicidio: dal tentativo di stupro finito male al sacrificio rituale, ipotesi che gli inquirenti non escludono ma per le quali, al momento, non hanno prove. E resta aperta anche l'ipotesi che ci fossero altre persone nell'appartamento di via Spalato quando Pamela si è iniettata la dose, quando è morta (probabilmente per mano violenta e non per la droga, ma la conferma ufficiale arriverà solo al termine degli esami autoptici e tossicologici) o quando è stata fatta a pezzi e poi abbandonata, in tarda sera dello stesso giorno in cui è entrata nell'appartamento di via Spalato, nelle campagne di Pollenza.
Anche su quest'ultima fase, il tentativo di occultamento del cadavere della 18enne romana fuggita dalla comunità Pars di Corridonia, sono in corso ulteriori accertamenti: oggi verrà analizzata l'auto usata dal tassista abusivo camerunense chiamato da Innocent per trasportare i due trolley a Pollenza. L'uomo, quella sera stessa, dopo aver riportato Innocent in centro a Macerata tornò a Pollenza per curiosare su cosa contenessero quei due trolley che, ha poi raccontato in questura, Innocent non gli lasciò neppure caricare in macchina: "Ci penso io", gli avrebbe detto. Ma una volta aperto uno dei due, è fuggito inorridito e impaurito presentandosi solo il giorno dopo, nel pomeriggio, alla questura di Macerata.
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