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La fidanzata di Dj Fabo: "Io e lui, liberi per sempre"

La fidanzata di Dj Fabo: "Io e lui, liberi per sempre"
Dj Fabo con la fidanzata Valeria prima dell'incidente che lo ha costretto alla paralisi
ROMA - "Mi stai liberando un'altra volta", dice Dj Fabo, che si chiamava Fabiano Antoniani ed è andato a morire il 27 febbraio 2017 in Svizzera per uscire dalla gabbia della sua paralisi, alla fidanzata Valeria Imbrogno. Lo ricorda il libro che lei ha scritto per Baldini e Castoldi, "Prometto di perderti", e che dal 15 febbraio sarà in libreria (ne ha dato un'anticipazione oggi "Repubblica"). Fabiano e Valeria si erano conosciuti alle scuole medie, sono stati amici al liceo, hanno avuto un lungo rapporto con molti addii e molte riprese: "Ci sono state fasi difficili, ci siamo anche presi a botte, e altre belle", ricorda lei, intervistata da "Vanity Fair". Racconta: "Io e Fabiano eravamo diversi sotto molti punti di vista, ma su una cosa eravamo d'accordo: sulla libertà di scegliere. Ero stata io a convincerlo a lasciare Milano, i lavori in giacca e cravatta, per andare in India, a Goa, dove avrebbe fatto il deejay. Poi, lui, di quell'altra vita se n'era innamorato". L'incidente, 13 giugno 2014, interrompe tutto: "Lo aveva incatenato ancora a una condizione che non voleva. Prima di andare in Svizzera, alla Clinica Dignitas, mi ha detto: "Mi stai liberando un'altra volta".
Chi era Dj Fabo? "E' sempre stato un ragazzo molto ego-riferito, ma era divertente anche per questo. E' sempre stato egoista. All'ospedale Niguarda, il reparto di unità spinale, già bloccato, mi dettò la lista delle cose da fare. Io mi sono rifiutata, ma la ricordo: dovevo preparare alcuni cd di musica per i suoi amici di Goa e far incidere una placca di ottone da mettere nel locale dove lavorava. Dopo la morte ho organizzato una cerimonia sulla spiaggia, al tramonto, come mi aveva chiesto, con tutti vestiti di bianco - in India è il colore del lutto - ognuno con un fiore per disegnare un cuore sulla sabbia".
Ci sono stati i tentativi di riportare Fabiano alla vita di prima: "Quando abbiamo deciso di andare a Bombay per provare una cura a base di staminali, avevo tutti i medici contro: "E' un business". Mi aggiungevano, però: "Se avessi un figlio in queste condizioni ci proverei". Fabiano in India ebbe un piccolo miglioramento, "cominciò a muovere la mano sinistra e a vedere un grigiore invece del buio". Non fu sufficiente per risollevarlo.
Valeria, di quel periodo trascorso con il suo uomo paralizzato e cieco, ricorda Il nuovo viaggio a Bombay, quindi in ambulanza per cinquecento chilometri verso l'amata Goa, il rientro in Italia mesto per i fallimenti di un soggiorno complicato per un paziente grave. "Non mi ero arresa, sono ripartita per organizzare tutto per bene. E c'ero riuscita. Peccato che, un mese dopo, quando sono tornata dall'India, non ho trovato la stessa persona che avevo lasciato. "Questa non è più vita", mi ha detto Fabiano. Aveva deciso. E io non avevo più niente da raccontargli per farlo sperare".
La sera prima dell'eutanasia, stanco per un viaggo massacrante verso la Svizzera, semi-addormentato dalla morfina, Dj Fabo non ha piena consapevolezza di essere alla Clinica Dignitas di Forch, vicino a Zurigo. Dice a Valeria: "Scendi giù alla pizzeria all'angolo". Credeva di essere a Milano. "La mattina dopo, però, era lucido. "Ci siamo", mi ha detto appena si è svegliato. "Dammi uno yogurt, che in Svizzera sono più buoni". L'ho aiutato a capire le varie fasi: la dichiarazione delle sue volontà, il fatto che avrebbe potuto fermarsi in ogni momento. Ho sperato, non per lui, ma per me, che lo facesse. "E adesso?", mi chiedeva. E io gli spiegavo. Gli hanno messo il pulsante sul tavolino, in modo che potesse premerlo con la bocca e rilasciare il farmaco. Nel giro di dieci secondi si è addormentato e io sono uscita. Dopo venti muniti sono venuti a dirmi che non c'era più. Quel giorno non l'ho voluto vedere".
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