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Scandalo elisoccorso in Calabria, quattro misure cautelari per dirigenti e manager

CATANZARO - Al bar, negli hotel e persino alle stazioni di servizio. Grazie alla complicità di due funziari dell'Asp di Catanzaro e della Regione Calabria è lì che è stato deciso chi dovesse svolgere in Calabria il fondamentale servizio di elisoccorso, per la 'modica' cifra di 100 milioni euro.
Per questo motivo, questa mattina ai domiciliari sono finiti il medico Eliseo Ciccone, responsabile regionale del servizio di elisoccorso e Salvatore Lo Presti, dirigente della Regione Calabria deputato ad organizzare il servizio, e due manager della Aviation Italia S.p.A, poi trasformata in Babcock MCS Italia S.p.A, Leano Bertola, e responsabile vendite della ditta e la sua capa, Monica Mazzei, Fleet Manager e direttore vendite. È indagata invece a piede libero, la segretaria della ditta, Sara Corideo.
Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di finanza, coordinate dal procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, dall'aggiunto Vincenzo Capomolla e dal pm Vito Valerio, sarebbero stati loro - e non, come da norma e prassi, la commissione regionale incaricata - a confezionare il bando in modo che solo ed esclusivamente la Aviation Italia, già in precedenza affidataria del servizio, potesse vincere la gara.
A renderlo possibile la pachidermica burocrazia calabrese, che ha di fatto strappato alla Stazione unica appaltante la gestione dell'appalto, delegandola alla Regione, dove la ditta poteva contare su più di un amico. A causa delle continue proroghe dell'affidamento del servizio, solo nel 2017, in Regione si comincia a lavorare ad un nuovo bando e si contatta la Stazione unica appaltante (Sua) incaricata della gestione degli affidamenti di lavori o servizi. Ma alla Sua, sono con le spalle al muro. A causa dei ritardi accumulati, non sono in condizioni di provvedere in tempi rapidi alla stesura degli atti di gara.
Per questo la palla passa alla Regione, che viene incaricata di gestire il bando, predisponendo un capitolato tecnico e nominando un Responsabile unico di Procedimento. Ma nel pantano della burocrazia regionale, i veri ideatori del bando sono stati i manager dell'impresa che a tutti i costi lo voleva vincere. La Aviation Italia poteva infatti contare su un uomo in commissione, il dirigente Lo Presti, formalmente incaricato di tutelare l'Ente di cui è espressione, in realtà esclusivamente devoto alla 'causa' della Aviation.
È stato lui, hanno scoperto gli investigatori, a scegliere l'esperto indicato dalla Aviation come consulente, a far filtrare regolarmente carte e documenti relativi al bando, a recepire e riportare in commissione gli illeciti 'suggerimenti' dei manager della ditta. Uno scambio di informazioni che avveniva direttamente o tramite Eliseo Ciccone, il medico responsabile regionale dei servizi di elisoccorso. Per mesi, i finanzieri hanno monitorato, filmato e ascoltato i continui incontri dei quattro, che nel tempo hanno cambiato persino più volte utenza telefonica per timore di essere intercettati. "Con disarmante disinvoltura" scrivono gli inquirenti, i due funzionari pubblici incontravano i manager della ditta a cene e congressi, nei bar, in hotel, nelle stazioni di servizio e persino nelle loro abitazioni private. Ogni occasione era buona per discutere del materiale che dagli uffici - in teoria blindati - della commissione di gara finiva sui tavoli dei manager della Aviation.
Una 'procedura' seguita con cura ed attenzione dal manager della ditta Bertola, che alla capa dice addirittura "Adesso vorrei trasferire qua (in Calabria ndr) la residenza teoricamente, perché se devo far uscire una gara deve uscire, cioè...non ci scappa la cosa...cioè, bisogna farla uscire". Una sicumera comprensibile alla luce dei rapporti con i due funzionari pubblici. Bertola - ricostruiscono gli investigatori - ha addirittura copiato e incollato sul computer di Ciccone il capitolato di gara e il disciplinare che insieme alla sua responsabile aveva confezionato in ditta. Tutte carte poi finite in mano a Lo Presti e alla commissione.
"Viene in rilievo - scrivono gli investigatori - l'assoluta gravità dei fatti commessi a danno della Pubblica Amministrazione - Regione Calabria. La rilevanza (sia in termini economici sia in termini di servizio pubblico) del servizio di elisoccorso regionale viene svilita attraverso questi plurimi atteggiamenti di collusione, spregiudicati e disinvolti, nei quali la res publica è contrattata alla stregua di affari privati, nella logica della convenienza e del maggiore guadagno". Una linea di pensiero ampiamente diffusa negli uffici pubblici calabresi, negli ultimi mesi più volte finiti al centro delle indagini della Procura di Catanzaro.
L'operazione di oggi infatti non è che il seguito di una precedente indagine che nel luglio scorso ha permesso di sequestrare 300mila euro a dirigenti e funzionari dell'Asp di Catanzaro, accusati di essersi appropriati dei fondi erogati dall'Ue per i disabili. A settembre invece, un dirigente e di due funzionari della medesima azienda sanitaria sono stati interdetti dai pubblici uffici. In cambio di un posto di lavoro per la figlia, un funzionario aveva 'dimenticato' di iscrivere il direttore amministrativo dell'Asp sul registro degli indagati.
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