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Morto il partigiano Cif, fu compagno di battaglia di Trentin e Valiani

E' morto Francesco Villani, partigiano milanese novantenne, uno degli ultimi testimoni della stagione della Resistenza. Il suo nome di battaglia era Cif, compagno di tante avventure al fianco di Bruno Trentin, con cui cercò di liberare Ferruccio Parri dalla prigione dove era detenuto. A dare l'annuncio è Roberto Cenati, presidente dell'Anpi milanese, che ricorda le grandi doti da comandante e le imprese compiute durante la Resistenza da Villani.
Il partigiano Cif: "Io prigioniero della Rsi, fui graziato da un repubblichino"
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A Milano l'8 settembre 1943, Villani si rifiutò di farsi reclutare dai fascisti. Si collegò invece ad Arturo Capettini, gappista milanese, che gli diede fiducia e lo incaricò di organizzare un gruppo di giovani autonomi e che battezzò "Giovani studenti per la libertà". Villani si mise in contatto con alcuni giovani di Azione e libertà, divenne amico e collaboratore del giovane Bruno Trentin, oltre che di Leo Valiani. Fu fra gli organizzatori dello sciopero dell'Atm nel marzo 1944, assieme a Sergio Kasman, capo di Giustizia e libertà a Milano, braccio destro di Ferruccio Parri, ucciso il 9 dicembre 1943. Il raggruppamento del quale faceva parte Villani si era spinto ad affiggere manifesti in piazza del Duomo a Milano, tra febbraio e marzo 1945, ma l'azione andò male. Giuseppe Canevari, un giovane antifascista di 17 anni venne catturato, condotto nella sede della Muti di via Rovello e ucciso.
Parri e il partigiano Walter de Hoog, di origine olandese, nome di battaglia "Tulipano", stretto collaboratore di Parri, vennero arrestati dai tedeschi il 2 gennaio 1945 in via Vincenzo Monti 92. Per liberarlo, "Cif" assieme a Edgardo Sogno e Bruno Trentin, si recò al Comando generale della banda repubblichina Carità a Porta Venezia, vestito da brigatista nero. Salirono al terzo piano dell'edificio e, mitra spianati, ordinano a tutti di alzare le mani. "Mentre Sogno parlava, uno dei brigatisti seguitava a muoversi. Mi avvicinai allungandogli la bocca del mitra tra collo e orecchio. Questo atto di clemenza mi salvò la vita, qualche mese più tardi".
LO SPECIALE Partigiani, vite di Resistenza e libertà
Quel viso Villani infatti lo avrebbe rivisto durante la sua carcerazione a Como e fu proprio quel repubblichino graziato, che gli risparmiò la vita. Il tentativo fallisce perché "Tulipano" era già stato fatto salire su un convoglio diretto a Mauthausen. Villani ancora lucidissimo, l'anno scorso, durante un'intervista per Repubblica tv, ricordava quando con Trentin ebbe il compito di liberare Parri, che secondo le informazioni sarebbe stato trasportato dall'Albergo Regina all'ospedale militare.
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