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Raid Macerata, Traini voleva uccidere l'omicida di Pamela. Il legale: "Ricevo allarmante solidariet?"

MACERATA - "Politicamente c'è un problema". A parlare è Giancarlo Giulianelli, l'avvocato di Luca Traini. "Mi ferma la gente a Macerata per darmi messaggi di solidarietà nei confronti di Luca. E' allarmante ma ci dà la misura di quello che sta succedendo". Per il legale, che definisce il raid xenofobo del suo assistito "un'azione scellerata", la vicinanza espressa da cittadini è il segnale di un fallimento della classe politica.
"Destra, sinistra, centro, come ha trattato il problema dei migranti? Se questo è il risultato - spiega - Luca è la punta di un iceberg, la più eclatante e da condannare, ma la base è molto più vasta. Ci sono persone, e non è neanche un fatto di razzismo, che non condividono il modo di gestire i migranti. La politica non ha dato una risposta al problema - ha concluso Giulianelli - la destra l'ha strumentalizzato, la sinistra l'ha ignorato e sottovalutato. Se nel formicaio ci metti altre formiche, scoppia e poi può succedere questo".
Intanto il bilancio della folle sparatoria di Traini si definisce e sono 11 i migranti vittime della caccia al nero attuata sabato mattina per le vie di Macerata. All'uomo, accusato di strage aggravata dalla finalità di razzismo, la procura guidata da Giovanni Giorgio contesta non solo il ferimento dei sei immigrati di colore che sono stati ricoverati negli ospedali ma, anche, di aver sparato verso altri tre migranti che non sono stati colpiti e verso due persone che, dopo aver richiesto l'intervento dei sanitari, non si sono fatte trovare, probabilmente perché non avevano i documenti in regola.
Il suo legale, Giancarlo Giulianelli, ha riferito che Traini "non ha dato segni di pentimento". "Ha una personalità disturbata - ha aggiunto - lo dimostra anche il disordine nella sua stanza" perquisita dai carabinieri, dove è stato trovata, tra l'altro, una copia del Mein Kampf di Hitler e altri cimeli e pubblicazioni riconducibili alla destra estrema. Ma per il suo avvocato non risulta "che fosse in cura da uno psichiatra".
Malgrado l'assenza di segni di pentimento, Traini s'è detto dispiaciuto di aver colpito una donna. "Come sta la ragazza? - ha chiesto al suo legale durante l'incontro in carcere - non volevo colpirla". L'uomo, arrestato per strage aggravata dall'odio razziale, ha chiesto al suo difensore notizie sulle condizioni di Jennifer, una giovane donna nigeriana colpita ad una spalla nei pressi della stazione ferroviaria. L'avvocato Giancarlo Giulianelli ha fatto sapere di aver trovato il suo cliente "tranquillo".
Luca Traini voleva andare in tribunale e uccidere Innocent Oseghale, il nigeriano presunto assassino di Pamela Mastropietro, ma all'ultimo avrebbe cambiato idea e avrebbe cominciato a sparare contro ogni persona di colore incontrata lungo la strada. È quanto ha riferito lo stesso Traini nelle dichiarazioni spontanee fatte ai carabinieri dopo l'arresto.
"Sono rimasto sconvolto dalle modalità brutali con le quali è stata uccisa Pamela - ha raccontato l'uomo - e così ho deciso di fare un'azione personale. Volevo andare in tribunale e fare giustizia, volevo colpire il nigeriano. Ma poi ho cambiato idea".
Il procuratore ha poi riferito che durante la caccia all'uomo, Traini ha sparato verso la sede del Pd e verso alcuni esercizi commerciali. Negozi che, ha detto agli investigatori, o erano frequentati da immigrati o erano luoghi dove si spacciava droga. Prima di arrendersi, inoltre, il ventottenne è andato nel luogo dove sono state ritrovate le valigie con i resti della ragazza: lì ha pregato, ha lasciato una scatola di proiettili vuota e una sorta di cero votivo di Mussolini.
Poi è andato in piazza Vittoria e si è fatto arrestare sulla scalinata del monumento ai caduti. "Quando è stato arrestato - ha detto Giovanni Giorgio - la pistola per il folle gesto era in macchina e dunque dobbiamo ritenere che avesse completato il suo originario progetto".
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