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La Corte d'Appello riapre a sorpresa il processo sull'alluvione del 2011

Nessuna sentenza al procesos in appello sull'alluvione del 2011 che fece sei morti. Per Marta Vincenzi si riaccende la speranza. I giudici della corte d'appello di Genova invece di pronunciare la sentenza sono usciti dalla camera di consiglio con una clamorosa sorpresa: riaprire l'istruttoria.

Ovvero verranno sentiti epr meglio chairire alcuni aspetti tre protagonsiti della vicenda: l'ex assessore anche lui condannato Francesco Scidone e poi Andrea Mangini il volontario che avrebbe dovuto trovarsi in cima al Fereggiano a controllare ma invece non c'era, ed infine il personaggio forse più importante. Si tratta di Andrea Rimassa funzionario comunale e fra i principali testi dell'accusa visto che ammise di aver consegnato il falso verbale alla Vincenzi. Nonostante il suo racconto lo ponesse tra i possibili responsbaili del falso non venne mai accusato.

Il presidente della Corte ha anche ordinato l'acquisizione di alcuni documenti e fra questi il piano operativo delle scuole, overo uno degli atti al centro delle indagini visto che quasi tutti erano privi delle indicazioni su cosa fare in caso di alluvione.
In primo grado l'ex sindaca era stata condannata a cinque anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, disastro e falso, ques'utlimo reato per i verbali nei quali venne modificata l’ora dell’esondazione del rio Fereggiano.

Ora per lei - ma anche per tutti gli altri imputati - si riaccende la speranza visto che i giudici, aldilà di quello che sarà l'esito finale non sembrano convinti dalla ricostruzione che ha portato alle condanne.
Oltre alla Vincenzi, verdetto di appello per l’ex assessore comunale alla Protezione Civile Francesco Scidone (condannato in primo grado a 4 anni e 9 mesi) e l’ex dirigente comunale Gianfranco Delponte (in primo grado 4 anni e 5 mesi) condannati per gli stessi reati.
Sempre in primo grado erano stati condannati l’ex dirigente Pierpaolo Cha (1 anno e 4 mesi) e l’ex disaster manager del Comune Sandro Gambelli (1 anno), secondo il tribunale non responsabili per il falso.
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