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Milano a un bivio, il monito di Sala al governo: "O l'Italia ci aiuta a correre o ci rivolgiamo all'Europa"

La definizione di locomotiva d'Italia, ormai, va stretta a Milano. Per il suo sindaco, Beppe Sala, è solo "retorica" e "non serve a nulla, perché una locomotiva trascina i vagoni alle stessa velocità e così non avviene". Ed è questa, adesso, la sfida che Sala rilancia. Una richiesta al (prossimo) governo: "Io chiedo: date modo a Milano di fare le migliori esperienze, sostenetela, ma fate in modo di trasmettere tutto questo anche all'Italia".
Perché la città che corre e "dovrebbe avere più autonomia, correre di più", dice, è a un bivio. Quello che ha descritto anche nel suo libro (Milano e il secolo delle città) appena dedicato al capoluogo lombardo diventato sempre più internazionale: "O l'Italia ci mette nelle condizioni di farlo oppure Milano si rivolge all'Europa".
Sala vuole la Consob: "Assurdo che stia a Roma, la finanza è qua"
Sono due strade quelle che la città potrebbe imboccare. Ed è con un esempio concreto che, parlando ai microfoni di 'Radio 24', Sala ha spiegato il senso di quel "bivio". Il sindaco è partito dall'azienda municipalizzata che gestisce il trasporto pubblico milanese, ma anche, per dire, la metropolitana di Copenaghen: Atm. "Nei prossimi sette anni ha annunciato due miliardi di investimenti per rinnovare i mezzi - ha raccontato - Ecco, io mi chiedo che cosa devo fare: spingere Atm a fare delle gare anche con profitto all'estero - ho ricevuto qualche giorno fa una telefonata del sindaco di Buenos Aires -, oppure la nostra competenza può essere utilizzata in qualche modo in Italia? Questo è il vero bivio".
Qual è la direzione? E' la domanda che Sala si fa, ma che soprattutto rivolge al governo. Quasi una provocazione. Che parte da una considerazione. "Milano è forte perché lo sono tutte le sue singole componenti. L'università, l'industria, il terzo settore sono molto mature. Del governo avrà sempre bisogno, ad esempio per i trasporti perché se si realizza una metropolitana è il governo che la finanzia al 60-70 per cento", ha spiegato.
Eppure, in questo momento la corsa è lanciata. Ed è qui che la direzione da imboccare si ripropone. Perché in ogni caso, è sicuro Sala, "Milano poi va comunque avanti da sola e si apre al mondo e all'Europa. Vogliamo considerarla un po' come la guida operativa?". E la sua richiesta, quella di fare in modo che la città possa essere messa nelle condizioni di trainare davvero, chiarisce come non abbia niente a che vedere con la rivendicazione di pezzi di potere politico da trasferire al Nord. "Non parlo di guida politica perché noi dei ministeri non ce ne facciamo nulla". Lui stesso, d'altronde, nega ambizioni nazionali. Possibile che entri in un governo tecnico dopo il 4 marzo? "Radicalmente no. Non lascerei Palazzo Marino".
Una parte del ragionamento, però, incrocia i finanziamenti che arrivano da Roma. E, ancora una volta, il capitolo dei trasporti pubblici viene evocato in una città che sta continuando ad aumentare le corse, le linee delle metropolitane, ma che di fronte al calo costante dei trasferimenti statali e regionali, potrebbe aumentare il prezzo del biglietto dei mezzi a partire dal 2019. "Lontanissimo da me ogni istinto leghista, ma da questo punto di vista noi stiamo favorendo il Sud che non ha investito e non abbiamo il coraggio di proteggere chi fa gli investimenti - ha continuato - Il contributo governativo viene distribuito alle Regioni e dalle Regioni poi alle città in base a un parametro che è il numero dei chilometri coperti dalle singole Regioni. Sapete questo parametro a che anno fa riferimento? Al 2010 e - denuncia - non è mai stato aggiornato".
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