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Palermo, in coma dopo una colonscopia: muore a 4 anni dall'esame

E' morta stamattina, nel nuovo reparto per pazienti in stato vegetativo dell'Asp di via La Loggia, Silvana Salisci, la donna che quattro anni fa, durante una colonscopia di screening all'ospedale Ingrassia, subì una perforazione dell'intestino ed entrò in coma profondo. Dopo quattro anni di indagini e due richieste di archiviazione avanzate dal pm, il marito Francesco Licata torna a chiedere giustizia: "Ci siamo opposti alle richieste di archiviazione. Chiedo solo di sapere cosa è accaduto in sala operatoria. Ho sporto denuncia ma non sono mai stato sentito dalla magistratura. E nessuno mi ha mai comunicato i risultati dell'indagine interna avviata dall'ospedale".
Domenica scorsa la famiglia Licata ha subito un altro grave lutto: "Mia figlia è morta di leucemia, lasciando un bimbo di tre anni orfano. Si è ammalata tre mesi dopo che mia moglie è entrata in coma. Eppure in questi anni ha lottato tantissimo per la madre. Devo giustizia anche a lei", dice il signor Licata. Il suo calvario è iniziato a maggio del 2014, quando accompagnò la moglie Silvana, allora 54enne, all'ospedale di corso Calatafimi per una colonscopia di screening, un esame di controllo per il quale l'azienda sanitaria invia le lettere al domicilio degli assistiti over 50. Durante la colonscopia eseguita nel reparto di Gastroenterologia ed Endoscopia sono stati riscontrati e asportati anche due polipi. Ma qualcosa è andato storto. I medici hanno spiegato ai familiari che nel corso dell'intervento si è perforato l'intestino. La signora è stata nuovamente operata nel reparto di Chirurgia generale dello stesso ospedale ma non si è più risvegliata. I familiari hanno denunciato ritardi nell'intervento. Per oltre 50 giorni è rimasta ricoverata all'Ingrassia, a luglio è stata trasferita nell'unità Risvegli dell'ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù. Solo a novembre scorso era stata trasferita a Palermo, nel Suap gestito dal centro per neurolesi Bonino Pulejo nei locali dell'Asp di via La Loggia.
I familiari avevano sporto denuncia. L'inchiesta coordinata dal pm Siro De Flammineis per lesioni colpose gravi è stata aperta a carico di ignoti. Per due volte il magistrato ha chiesto l'archiviazione, ma ancora il gip non si è pronunciato. Adesso, con la morte della donna, l'ipotesi di reato potrebbe variare da lesioni gravi a omicidio colposo. "Ogni giorno per tre anni e mezzo - dice il marito - ho fatto il pendolare da Palermo a Cefalù e viceversa in treno, fino a quando non siamo riusciti a ottenere il trasferimento in città. Io e i miei figli abbiamo lottato strenuamente per ottenere giustizia. Non so se ci sono delle responsabilità, perché non ho gli strumenti tecnici per sostenerlo. Per questo nominato un perito di parte. Chiedo solo che le indagini mi diano risposte".
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