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Aosta, 50 euro allo psichiatra infedele per "comprare" tre mesi di mutua: agenti di custodia condannati e licenziati

Settimane o addirittura mesi di malattia, grazie a certificati medici falsi ottenuti pagando 50 euro lo psichiatra aostano Marco Bonetti: per questa accusa il tribunale di Aosta ha condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione ciascuno dei due pazienti dello psichiatra finito ai domiciliari nel marzo 2017, un cinquantenne e un cinquantatreenne residenti in Valle, all'epoca dei fatti appartenenti alla polizia penitenziaria. I giudici hanno inoltre disposto "l'estinzione" del loro rapporto con l'amministrazione della giustizia. Erano accusati di falsità ideologica in concorso con il medico e di corruzione.
Certificati a pagamento e molestie alle pazienti, il video accusa lo psichiatra
Aosta, 50 euro allo psichiatra infedele per "comprare" tre mesi di mutua: agenti di custodia condannati e licenziati

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Per la procura il cinquantenne aveva dato a Bonetti 50 euro nel dicembre 2016 per ottenere la falsa attestazione di una "ricaduta nello stato depressivo" con cui si era visto riconoscere 45 giorni di malattia "avendone già ottenuti precedenti 165". Nel novembre 2016 il suo collega, con la stessa somma, si era visto riconoscere un "disturbo depressivo ansioso progressivo" con la richiesta di uno "stato di malattia per tre mesi".
Il tribunale (presidente Massimo Scuffi, giudici a latere Anna Bonfilio e Marco Tornatore) ha inoltre interdetto gli imputati dai pubblici uffici per cinque anni. Il pm Luca Ceccanti aveva chiesto la condanna a due anni e nove mesi di reclusione per ciascuno. "Non capisco come si possa pensare anzitutto che sia stata fatta una visita psichiatrica seria, poi come possa essere veritiero lo stato di grave depressione", ha detto il magistrato nella sua requisitoria, riferendosi al contenuto di una intercettazione.
La difesa ha puntato soprattutto sul passato clinico dei due pazienti, che "già prima della documentazione di Bonetti soffrivano di patologie di questo tipo". In particolare, per un dei due, l'avvocato Laura Marozzo ha parlato di "cure con psicofarmaci già nel 2001" e della decisione del comandante della polizia penitenziaria, nel 2012, di "togliergli la pistola", oltre alla prescrizione, nel settembre del 2017, di psicofarmaci da parte di un altro specialista. Su questo fronte, la difesa ha prodotto anche la relazione di un consulente di parte. Riguardo al pagamento di 50 euro a Bonetti, il legale ha spiegato: "I pazienti non possono sapere se lui aveva o meno l'autorizzazione per l'intramoenia. Non possiamo processarli per non aver chiesto la ricevuta". "Faccio fatica - ha detto in aula il pm Luca Ceccanti - a trovare elementi che mi dicano, nella storia clinica e nelle visite intercettate, che Bonetti fosse davanti a soggetti depressi".
Il filone principale del processo, in cui sono imputati Bonetti e altri sette pazienti - tutti dipendenti pubblici - si svolge con il rito abbreviato e la sentenza è attesa ad aprile (nel frattempo un perito incaricato dal gup sta accertando la veridicità delle diagnosi fatte dallo psichiatra). Bonetti, ex dipendente dell'Usl, è accusato di violenza sessuale nei confronti di sei donne (cinque pazienti e la madre di un'altra assistita), cessione di sostanze stupefacenti (farmaci), truffa, peculato, corruzione, falso. Le indagini, svolte anche con l'ausilio di una telecamera nascosta nello studio, sono state condotte dal Gruppo Aosta della Guardia di finanza.
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