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Gasdotto, 3 indagati nell'inchiesta riaperta dai pm di Lecce: c'? anche dirigente Mise

Sono tre le persone indagate dalla Procura di Lecce nell'ambito dell'inchiesta sull'iter autorizzativo per la costruzione del gasdotto Tap a Melendugno (Lecce). Si tratta del country manager Tap Italia, Michele Mario Elia, della rappresentante legale Claudia Risso e del direttore generale delle Infrastrutture energetiche del ministero dello Sviluppo, Gilberto Dialuce. L'ipotesi di reato per cui si procede è truffa.
L'iscrizione nel registro degli indagati è atto dovuto in virtù della riapertura di un'indagine in precedenza archiviata, di cui erano protagonisti. Subito dopo i primi accertamenti condotti dalla magistratura, alcune posizioni potrebbero essere archiviate oppure potrebbero essere modificati i capi di imputazione.
L'inchiesta precedente era stata aperta dall'ex procuratore Cataldo Motta e dalla pm Angela Rotondano, che ne avevano poi chiesto l'archiviazione alla gip Cinzia Vergine. Alla stessa giudice, qualche mese fa, il procuratore Leonardo Leone de Castris e la pm Valeria Farina Valaori hanno chiesto la riapertura dell'inchiesta per "l'esigenza di effettuare nuove investigazioni", ovvero per capire se il terminale di ricezione del gasdotto a Melendugno - che si comporrà della parte Tap e di quella Snam - dovrà essere sottoposto alla direttiva Seveso.
L'eventualità dell'applicazione della direttiva Seveso era stata, infatti, esclusa, considerato che il solo terminale Tap avrebbe movimentato 48,6 tonnellate di gas, a fronte delle 50 imposte come limite per l'applicazione della Seveso. Considerato che sullo stesso sito sarà realizzata anche una parte di impianto Snam, si ipotizza che la quantità di gas trattato aumenterà, e dunque bisogna valutare l'eventuale applicazione della Seveso.
Per verificarlo la Procura nominerà un pool di consulenti e potrebbe anche decidere di svolgere gli accertamenti con la formula dell'incidente probatorio, al quale potranno partecipare anche i periti di parte nominati dagli indagati, così come è accaduto nella recente inchiesta leccese sullo smaltimento dei rifiuti dell'Ilva e della centrale Enel di Cerano.
A fare scattare la nuova inchiesta su Tap è stato l'esposto di otto sindaci del Salento, che hanno evidenziato come gli impianti Tap e Snam siano "interconnessi e indipendenti", per cui bisogna valutare l'applicabilità della direttiva Seveso. Se i pm giungessero alla conclusione che tale legge va applicata al gasdotto di Melendugno, il progetto tornerebbe indietro alla fase della Valutazione di impatto ambientale, poichè il ministero dell'Ambiente dovrebbe esprimersi sul terminale di ricezione valutandolo come unico impianto.
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