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Delitto Macchi, ancora un colpo di scena. La teste: "Un ragazzo mi disse: sono stato io a ucciderla"

Un ragazzo che all'inizio degli anni '90 ha raccontato a una amica di aver lui ucciso Lidia Macchi, una confidenza cui non fu dato peso, che risalta fuori nei giorni successivi all'arresto di Stefano Binda, nel gennaio dell'anno scorso. Oggi entra nel processo a carico dell'uomo accusato di avere ucciso trent'anni fa la studentessa varesina, violentata e massacrata con 29 coltellate nel gennaio 1987. Si tratta del secondo colpo di scena dopo quello sulla lettera-poesia, considerata il perno dell'indagine intorno a un unico imputato, ma che potrebbe essere stata scritta da un'altra persona.
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Delitto Macchi, ancora un colpo di scena. La teste: "Un ragazzo mi disse: sono stato io a ucciderla"

Nella foto, Daniela Rotelli
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L'epidosio è stato portato in aula in mattinata per interposta persona, poi confermato dalla stessa protagonista. La "confessione" è stata inizialmente raccontata dalla testimone Paola Bonari, l'amica che Lidia Macchi andò a trovare in ospedale a Cittiglio prima di essere uccisa, nel corso dell'udienza a Varese. Ha riportato la confidenza di un'altra conoscente della ragazza uccisa, Daniela Rotelli, chiamata immediatamente in tribunale.
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"Ho consigliato a Daniela di rivolgersi all'avvocato Tosoni - ha detto Bonari rispondendo alle domande dei difensori - non mi sono rivolta all'autorità giudiziaria perché non ho dato importanza alla cosa. Conoscevo quel ragazzo, era un soggetto un po' particolare e l'ho considerata una boutade per impressionare Daniela".
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Il giovane al centro della testimonianza all'epoca avrebbe conosciuto Lidia Macchi, legata a Comunione e Liberazione, nell'ambiente universitario. Le conversazioni telefoniche tra Paola Bonari e Daniela Rotelli sono state intercettate dagli inquirenti nel corso delle indagini, ma la circostanza emersa oggi non è stata sollevata quando Paola Bonari è stata ascoltata con la formula dell'incidente probatorio.
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Il sostituto pg di Milano, Gemma Gualdi, dopo la circostanza riportata dalla testa, ha chiesto e ottenuto dal presidente della Corte d'assise di Varese la convocazione in aula di Daniela Rotelli, che giunta in tribunale ha confermato la versione dei fatti dicendo però di non avere ulteriori dettagli e di ricordare solo il nome del ragazzo, "Lelio, un ragazzo un po' strano, che conoscevo solo di vista", ha spiegato. Il ricordo, ha aggiunto, sarebbe riemerso nella sua mente solo dopo l'arresto di Binda, quando ne parlò con l'amica chiedendole un consiglio.
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