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Omicidio La Rosa a Milano, il gip: "Madre e figlio possono uccidere ancora"

Omicidio La Rosa a Milano, il gip: "Madre e figlio possono uccidere ancora"
Raffaele Rullo con la madre Antonietta Biancaniello (fotogramma)
Devono restare in carcere, a San Vittore, Raffaele Rullo e sua madre Antonietta Biancaniello, accusati dell'omicidio dell'ex calciatore Andrea La Rosa, ritrovato cadavere lo scorso 14 dicembre in un fusto per gasolio nell'auto della 59enne. Lo ha deciso il gip di Milano Livio Cristofano, che ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare per entrambi. Per il gip, si legge nell'ordinanza, i due potrebbero uccidere ancora.
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L'istanza di arresti domiciliari, avanzata dal difensore di Rullo, l'avvocato Giovanni Di Martino, è stata respinta. Madre e figlio sono accusati di omicidio premeditato e di soppressione di cadavere. Solo il carcere - secondo il giudice - può "ostacolare la reiterazione di medesime condotte criminose di quelle per le quali si procede".
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Nell'interrogatorio di ieri, Rullo aveva negato di aver commesso il delitto, mentre la madre, che in un primo momento si era assunta la responsabilità dell'omicidio, si è chiusa nel silenzio. Secondo il giudice, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco, la vicenda del delitto dell'ex calciatore 35enne presenta, "aspetti inquietanti e particolarmente riprovevoli, sia per la consumazione del reato e la preparazione dello stesso, sia per l'atteggiamento 'post delictum' finalizzato a non rendere più riconoscibile o a disperdere definitivamente il corpo senza vita" della vittima.
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Tra i "gravi indizi di colpevolezza" a carico dei due fermati il gip ha indicato l'acquisto poco prima della scomparsa di La Rosa, da parte di Rullo, di 24 flaconi di acido, di una motosega e di un rotolo di nastro adesivo con cui chiudere ermeticamente il bidone in cui è stato ritrovato il cadavere. Inoltre, il gip ha evidenziato anche il racconto messo a verbale davanti agli inquirenti da un amico di La Rosa, Domenico Fumarola, che ha parlato dell'ultima telefonata intercorsa tra lui e la vittima. "Sono in viale Certosa - avrebbe detto il 35enne all'amico - se mi rapiscono sai dove sono". Il difensore di Raffaele Rullo, Di Martino, sta valutando se presentare ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione dell'uomo.
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