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Foggia, 2mila euro per sposare un migrante e fargli ottenere visto di soggiorno: 19 arresti

FOGGIA - Organizzavano finti matrimoni per far stabilire in Italia cittadini marocchini. E’ quanto accertato dai carabinieri di Foggia che hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 persone ritenute responsabili dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione illegale nel territorio dello Stato italiano attraverso la produzione di documentazione e attestazioni false, sia all’estero che in Italia.
Finiscono in carcere i cittadini marocchini: Moustafa Boughazi di 33 anni, Azeddine Khnifri di 30, Rachid Elaissaoui di 35 , questi ultimi tre tutti residenti a Foggia. Arrestati anche i foggiani Antonella Rodriquens di 22 ( ricercata), Leonardo Luigi Rodriquens di 24, Pino Gaudiano di 46, Samantha Giordano di 39 e Emanuele La Torre di 28.
Arresti domiciliari per Matteo Farino di 22 anni, Paolo Furioso di 43, Dalila Adriana Mennello di 20 (ricercata), Claudio De Gelidi di 30, Nicoletta Nigro di 35, Matteo Stranisci di 51, Pio Riccardo Zagaria di 31, Emanuele Delle Noci, di 31, Giuliano Paglialonga di 30, Francesca D’Aniello di 22, Shaida De Charis Capitani, di 34.
Le indagini sono cominciate nel settembre 2016 dopo una segnalazione dell'Ambasciata d'Italia in Marocco che segnalava che una donna di Manfredonia (Foggia) aveva richiesto un certificato di idoneità matrimoniale di un marocchino esibendo una busta paga apparentemente non veritiera, e che tale episodio consentiva perciò di ritenere potesse trattarsi di un matrimonio di comodo. Dagli accertamenti è emerso un consolidato e lucroso sistema per introdurre in modo apparentemente legale cittadini marocchini in Italia.
I tre indagati stranieri, considerati il perno dell'attività illecita, individuavano - secondo l'accusa - in Italia le persone disposte, in cambio di circa 2mila euro, a contrarre il matrimonio all'estero. Stretto l'accordo, gli sposi italiani venivano dotati di biglietto aereo e inviati in Marocco, dove, una volta sposati, presentavano la documentazione all'ambasciata d'Italia per il rilascio del visto d'ingresso del coniuge.
Tornati in Italia erano poi obbligati a una breve convivenza con il consorte, per il tempo strettamente necessario al rilascio del permesso di soggiorno. Veniva poi attivata la pratica di separazione, per poter poi contrarre un nuovo matrimonio.
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