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Terrorismo, Belpietro a processo per il titolo di Libero. Il Pm: "Ha offeso 1,5 miliardi di islamici"

"Il titolo 'Bastardi islamici' è un insulto generalizzato a un miliardo e mezzo di fedeli islamici, molti dei quali vittime di attentati terroristici". Il pm Pietro Basilone in tribunale a Milano ha chiesto una condanna a una multa da 8.300 euro per il giornalista Maurizio Belpietro, che il 14 novembre 2015, quando era direttore di 'Libero', pubblicò sulla prima pagina del quotidiano un editoriale dal titolo 'Bastardi islamici', sugli attentati parigini della sera precedente.
Milano, 'Libero' querelato per il titolo sulla strage di Parigi
Secondo Basilone, Belpietro deve essere condannato per "offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone", aggravate dalla finalità di odio razziale, in quanto era "perfettamente consapevole di offendere" con una "espressione che ha generato grande frustrazione nella comunità musulmana". Il Caim, Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza, che si è costituito parte civile, ha chiesto un risarcimento di 350mila euro e una provvisionale da 100mila euro. La sentenza è attesa per il 18 dicembre.
La difesa di Belpietro, oggi alla guida de 'La Verità', ha sostenuto invece che il 'fatto non sussiste' in quanto 'islamici' era aggettivo relazionale del sostantivo 'bastardi' e serviva a definire la matrice islamica degli attentati. Una tesi respinta dal pm, secondo cui "nella lingua italiana l'aggettivo può anticipare il sostantivo, come in questo caso, dove si vuole concentrare tutta l'attenzione sulla parola 'islamici'" e creare "una espressione dispregiativa che attribuisce agli islamici quel gesto", ovvero gli attentati. E ancora: "Il giornalista sapeva che quel messaggio sarebbe stato interpretato come un insulto dalla maggior parte dei lettori".
Il processo è scaturito dalle querele depositate in procura da una decina di musulmani. L'allora direttore di Libero, stando all'imputazione, è accusato di aver offeso "pubblicamente la religione islamica" con quel titolo e al giornalista viene contestato anche un articolo della legge Mancino, ossia l'aggravante di aver agito con finalità di odio razziale.
Belpietro, interrogato in aula, ha raccontato che dopo gli attentati di Parigi "un collega ebbe l'idea" di usare il titolo 'Bastards' messo in pagina da un giornale di San Francisco dopo l'attacco alle Torri Gemelle del 2001, ma se "in quest'ultimo caso non era chiara ancora all'epoca la matrice di quell'attentato, per noi invece dopo gli attacchi a Parigi e non solo era già drammaticamente nota la matrice islamica". Da lì, dunque, l'utilizzo "dell'aggettivo 'islamici'" dopo il sostantivo "bastardi", usato per coloro "che ammazzano a sangue freddo". Belpietro ha chiarito, inoltre, che se il quotidiano avesse voluto riferirsi a tutti i musulmani e non solo ai terroristi "avremmo dovuto dire 'gli islamici sono bastardi', perché la lingua italiana è chiara e quando si dice 'assassini islamici' o 'kamikaze islamici' non significa certo che tutti gli islamici sono assassini o kamikaze".
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