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Treviso, la scelta dei Cal?: "Lasciamo casa ai migranti e andiamo a vivere in canonica"

ROMA - Sempre in prima fila quando si parla di accoglienza e solidarietà, il professore di filosofia trevigiano Silvio Antonio Calò ha deciso di spingersi ancora più in là.
Come riporta il settimanale della diocesi locale Vita del Popolo, Calò e la moglie Nicoletta, che già da due anni avevano accolto nella casa di Camalò in cui risiedevano assieme ai quattro figli anche sei richiedenti asilo, hanno annunciato l'intenzione di lasciare ai migranti la loro dimora per trasferirsi a vivere entro Natale in canonica assieme a don Giovanni Kirschner, parroco di Sant'Angelo a Santa Maria sul Sile, un piccolo centro nei pressi del capoluogo.
LEGGI I Calò, un modello di accoglienza
"Da una parte questa esperienza che andremo a fare serve a umanizzare la vita del prete, a normalizzare" - spiegano sulle pagine del settimanale diocesano - "dall'altra dà un senso di chiesa che valorizza anche la vita famigliare in una custodia reciproca della persona, prete o laico, che fa bene agli uni e agli altri".
"L'esperienza va fatta partendo da cose semplici in un rapporto paritario. Il distacco dal valore delle cose ci aiuterà ad affrontare questo che è l'ottavo trasloco per me e Antonio", spiega la moglie Nicoletta, "ognuno di noi continuerà a fare il suo lavoro, e gli aspetti concreti andranno definendosi di giorno in giorno. Succederà in modo spontaneo, senza regole. Ci vedremo più che altro alla sera, avremo spazi di confronto e di preghiera".
Un esperimento voluto in prima persona dal vescovo Gianfranco Agostino Gardin con l'intento di unire in pratica due sacramenti, quello del sacerdozio e della famiglia.
IL VENERDI' A cena con i signori Calò
La battaglia per i valori della solidarietà e dell'accoglienza portata avanti dalla famiglia Calò (Antonio e Nadia sono sposati da 31 anni e hanno quattro figli di 29, 25, 24 e 19 anni) è una di quelle di cui parla il docufilm "Dove vanno le nuvole" di Massimo Ferrari.
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