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Giorgio Gori, le alleanze Pd e la scommessa Lombardia: "Renzi? Resta il leader pi? credibile"

E' il candidato del Pd alle elezioni regionali 2018 per la Lombardia, ma è anche il sindaco di Bergamo, con un passato - famoso - nel mondo della televisione. Giorgio Gori, ospite al videoforum di Repubblica Tv, racconta il suo nuovo impegno per battere Roberto Maroni e, dopo più di vent'anni di governi lombardi a guida Forza Italia e Lega, provare a far vincere il centrosinistra. Gori parla di tutto: dai temi di politica nazionale a quelli lombardi, da quelli più personali (l'epoca in cui faceva il giornalista e Vittorio Feltri lo licenziò) allo scandalo Weinstein, che incrocia la cronaca di oggi, con il sindaco Pd di Mantova Mattia Palazzi indagato per favori sessuali, dal referendum autonomia al programma tv di sua moglie Cristina Parodi.
Pd, Gori: "Non mi piace la legge elettorale ma Renzi resta il leader pi? credibile"
Giorgio Gori, le alleanze Pd e la scommessa Lombardia: "Renzi? Resta il leader pi? credibile"

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"Prima di entrare in politica ho fatto il giornalista - ha raccontato a Massimo Giannini e Laura Pertici Gori - fino a quando Vittorio Feltri mi licenziò e fu la mia fortuna, perché mi costrinse a 24 anni a cercare un altro lavoro, entrai a Retequattro e poi feci carriera in Fininvest". Dopo l'epserienza da imprenditore tv con Magnolia, nel 2011 il passaggio alla politica: "Scesi in campo, e la sconfitta alle parlamentarie è stata la mia seconda fortuna".
Le alleanze Pd e la scommessa Lombardia, videoforum con Giorgio Gori - Integrale
Giorgio Gori, le alleanze Pd e la scommessa Lombardia: "Renzi? Resta il leader pi? credibile"

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Gori è stato uno dei primi renziani e tra gli ideatori della seconda Leopolda - dove sarà anche questa volta, per l'ottava edizione, "e spero di trovare una Leoopolda un po' più autentica, senza vip, potrebbe essere un momento di rilancio" - e su Matteo Renzi spiega: "Sono suo amico di Renzi, i giornali hanno ricamato su nostri litigi. Ora lo vedo molto tonico e determinato, la sua leadership era più consona a uno schema maggioritario e ora le cose sono cambiate, anche per una legge elettorale - che il Pd ha voluto e votato - che mi lascia perplesso, perché premia le coalizioni che il partito fatica a costruire attorno a sé. Ma credo che Renzi resti il leader più credibile, spendibile e carismatico. Divisivo? Sta facendo sforzi enormi, mi pare che siano ormai settimane che l'idea di apertura e ricucire alleanze prevale".
Proprio Gori - che racconta: "Non era nelle mie previsioni candidarmi, me lo hanno chiesto i sindaci - ha avuto il sostegno aperto di Campo Progressista di Giuliano Pisapia, che è intervenuto al lancio della sua candidatura, ma con Mdp il dialogo sembra molto difficile (su D'Alema parla di dispiacere, "sono stato un suo estimatore nella sua fase riformista"). Politiche e regionali, del resto, si incrociano anche come date, se è vero che ci sarà un election day a marzo: "Non mi piace come idea, si vince a turno unico, se si perde si sta all'opposizione per cinque anni", spiega Gori, per il rischio che le questioni lombarde vengano messe in secondo piano da quelle nazionali in campagna elettorale.
Ma anche le alleanze difficili rendono rischiosa, per Gori, la data unica: "In Lombardia non ci sono questioni programmatiche" che dividono il centrosinistra: "Anche Giuliano Pisapia lo ha detto: se non stiamo assieme facciamo un grande regalo a Maroni e Salvini, spero riesca a motivare Mdp, ma anche Possibile e Sinistra Italiana". A Gori però questa parte di sinistra contesta anche una frase su "Formigoni meglio di Maroni" ("ma era il gioco della torre"), che lo porta a parlare di Silvio Berlusconi: "Credo sia molto abile e capace di navigare e comunicare, ma non penso sia stato un buon governante, anche se è stato un ottimo capo per me, non ho mai condiviso le sue idee politiche e la sua stagione politica è stata deludente".
Parla, Gori, anche di un caso di cronaca di queste ore: il sindaco Pd di Mantova Mattia Palazzi è indagato per presunti favori sessuali. Gori lo difende - "è un mio amico, una persona perbene, non ci credo" - ma questo è lo spunto per parlare più in generale dello scandalo molestie: "Non discuto la gravità dei fatti, mi stupisce che le donne trovino il coraggio solo adesso di dirlo, pensavo fossero più coraggiose: forse ci voleva questa dimensione collettiva per parlarne. Preferirei denunce più puntuali che non generiche. Io ho lavorato per 27 anni nel mondo della televisione, non mi sono mai permesso di fare avances ma di queste cose se ne sono sentite, ma non ricordo di aver mai sentito di una ragazza che non ha più lavorato per aver detto di no".
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