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Ferrara, Forza Nuova omaggia in cimitero il gerarca fascista la cui morte caus? l'eccidio al Castello

BOLOGNA - Le bandiere di Forza Nuova in un cimitero, per la benedizione della tomba e il ricordo di Igino Ghisellini, federale fascista, osannato dal partito di estrema destra come un eroe della Prima guerra mondiale. Ammazzato con sei fucilate il 13 novembre 1943 (e sulla matrice dell'assassinio ancora si dividono gli storici). Due giorni dopo, al castello di Ferrara, l'uccisione di undici cittadini, scelti fra i 74 rastrellati quella mattina. Undici vite spezzate per vendicarne una: l'eccidio al Castello.
Ferrara, Forza Nuova omaggia in cimitero il gerarca fascista la cui morte caus? l'eccidio al Castello

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E' stata la delegazione forzanovista di Cento, grosso comune del Ferrarese, a rendere omaggio domenica nel camposanto di Buonacompra a Ghisellini. Ghisellini, veterinario e farmacista, partecipò alla Grande guerra da volontario poi si iscrisse al partito fascista già nel 1921 e per questa sua adesione pressoché immediata ottenne poi la qualifica di squadrista. Tornato dai combattimenti in Etiopia e Spagna, sempre come volontario, nel 1941 entrò nel direttorio del partito fascista a Ferrara. Durante la Seconda guerra mondiale combattè in Croazia, e tornò in Italia nel 1943. Il 21 settembre di quell'anno, a meno di due settimane dall'Armistizio, Ghisellini assunse l'incarico di federale del partito fascista repubblicano. Fu ucciso mentre viaggiava in automobile, la sera del 21 settembre del 1943, nel tratto di strada che separa Ferrara da Casumaro, dove svolgeva l'attività di veterinario. Il suo corpo fu abbandonato a Castello d'Argile.
"Il commissario della federazione di Ferrara che avrebbe dovuto essere qui con noi, il camerata Ghisellini, è stato ucciso con sei colpi di pistola. Noi eleviamo a lui il nostro pensiero. Egli sarà vendicato", fu il messaggio lanciato l'indomani dal palco del congresso del partito fascista repubblicano, in svolgimento a Verona. In poche ore una squadra punitiva partita proprio dal Veneto mise in atto il rastrellamento nella città di Ferrara e all'alba del 15 novembre furono fucilati Emilio Arlotti, Mario Zanatta, Vittore e Mario Hanau, Giulio Piazzi, Pasquale Colagrande, Ugo Teglio, Alberto Vita Finzi, Cinzio Belletti, Antonio Torboli e Girolamo Savonuzzi.
"Chi non potrà mai dimenticare le lentissime ore di quella notte? Fu per tutti una veglia angosciosa, interminabile [...] Non erano che undici, invece, riversi in tre mucchi separati lungo la spalletta della Fossa del Castello [...] non parevano nemmeno corpi umani: stracci, bensì, poveri stracci o fagotti buttati là [...]. Orrore, pietà, paura folle: c'era questo nell'impressione che l'annuncio dei nomi dei fucilati suscitò in ogni casa". Così, in un racconto molto aderente alla realtà, Giorgio Bassani descrisse nel libro "Cinque storie ferraresi" la scoperta dei corpi dei cittadini assassinati, parole e pagine che ispirarono "La lunga notte del '43", esordio alla regia di Florestano Vancini (1960), premio "Opera prima" alla XXI mostra del cinema di Venezia. A 74 anni di distanza oggi Ferrara ricorda quegli undici morti, i cui nomi sono incisi sul marmo lì dove caddero sotto i colpi della mitragliatrice fascista.
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