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Milano, il braccio destro di Vallanzasca alla mostra sugli anni della mala: "Noi avevamo delle regole"

Un successo di pubblico per la mostra sulla "Mala a Milano" visitata anche da Rossano Cochis, uno dei luogotenenti di Renato Vallanzasca, che si è commosso davanti alle foto e ai documenti allestiti a Palazzo Morando. Un'esposizione che raccoglie cimeli, documenti riviste che raccontano l'evoluzione della criminalità nel capoluogo lombardo dal primo dopoguerra agli anni '80. Intercettato dal Tg3, Cochis ha ricordato quegli anni davanti alla foto segnaletica che gli fu scattata quando faceva parte della 'batteria' del Bel Renè di cui fu per un periodo anche braccio destro.
Milano e la mala. Foto, armi, documenti: in mostra la storia criminale della citt?
"Fuori che questo - dice indicando la fotografia di Vallanzasca - sono tutti morti... mette molta tristezza addosso, ecco che cosa provo a sentirmi qui". Che anni erano quelli? "Erano anni diversi da oggi, c'erano regole, c'erano leggi non scritte che però tra di noi valevano. Verso le persone regolari (comuni, ndr) c'era un rispetto, nessuno poteva toccarli, fargli del male. poi si sa... quando ci sono delle armi succede un po' di tutto, anche quello che non vorresti che succeda". "E sono cose che rappresentano un peso che ti porti addosso finché campi. Non disconosco quegli anni, è che mi pesano addosso. Tutto lì.
Milano, il braccio destro di Vallanzasca alla mostra sugli anni della mala: "Noi avevamo delle regole"

Rossano Cochis in una foto d'archivio
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"Una volta la malavita, bene o male, aveva le sue regole e i suoi principi che oggi come oggi non ci son più. Quando mai negli anni '70 si sentiva che veniva rapinato per strada un pensionato? Non esisteva, uno che entrava a San Vittore con un reato del genere erano fatti suoi dopo: doveva stare in isolamento se no veniva massacrato dagli altri detenuti".
"La gente regolare non la toccavamo - ricorda - poi negli anni '70-'80 c'era gente che andava all'ultimo spettacolo usciva alle 2 di notte e non gli facevano niente, non avevano paura di andare per strada... Sì, succedevano sparatorie, quello che era, ma sempre tra criminali non con gente regolare".
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