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Milano, il deserto del Passante in attesa dei pendolari: negozi vuoti e zero servizi

NELLE sterminate gallerie di Porta Vittoria l'unico rumore che si sente è l'eco dei propri passi. Alla fermata di Dateo le serrande di quello che poteva essere un bar sono chiuse. A quella di Lancetti c'è un chiosco che dovrebbe ospitare un'edicola mai nata. Spazi vuoti e poca, pochissima gente: qualche fiammata di pendolari nelle ore di punta e poi il silenzio. Il deserto.
Sono queste alcune delle fermate del Passante ferroviario, la rete che attraversa la città da Nord-Ovest a Sud-Est e che collega, con i treni delle linee suburbane, Milano all'hinterland e oltre. Stazioni da sempre sottoutilizzate dove i servizi inizialmente previsti non sono mai stati realizzati, dove un tabaccaio o un giornalaio sono pura utopia. Eppure i dati di Trenord (che gestisce il trasporto mentre l'infrastruttura, stazioni comprese, è in capo a Rete Ferroviaria Italiana) sui lombardi che utilizzano le sei stazioni sotterranee di Porta Vittoria, Dateo, Porta Venezia, Repubblica, Porta Garibaldi e Lancetti sono positivi: in tre anni i passeggeri sono aumentati del 150 per cento. Grazie all'effetto Expo, spiega la società, i viaggiatori sono passati da 56mila al giorno nel 2014 a 142mila nel 2017.
Di questi, però, poco meno di un terzo sono tutti concentrati in Garibaldi, dove transitano giornalmente 40mila persone. Se qui, perciò, o in Bovisa (fermata di superficie che fa sempre parte del Passante) nelle ore di punta le stazioni sono molto popolate, il resto è poco utilizzato. Un peccato, perché come spiega Pietro Bosisio, pendolare che tutte le mattine da Garibaldi, dove arriva partendo da Cologno con la linea Verde della metropolitana, prende il passante per arrivare in Porta Vittoria dove il metrò non c'è, "è un servizio comodo e abbastanza puntuale (un treno ogni cinque- sei minuti, ndr), conosciuto però solo da chi viene da fuori o viceversa deve uscire dalla città, molto meno dai milanesi".
Ed è proprio quella di Porta Vittoria una delle stazioni meno frequentate: appena scese le scale ci si trova davanti un deserto di spazi immensi inizialmente destinati a servizi mai realizzati. Aree oggi affidate in comodato d'uso, per una parte, al progetto Artepassante dell'associazione "le Belle Arti" che organizza corsi di teatro, di pittura e manifestazioni culturali. "Qui ci siamo solo noi, così come nelle altre stazioni tra cui Lancetti e Repubblica - racconta il presidente Camillo Dedori - . Stiamo qui, con alcune attività, fino a tarda sera, rendendo non solo più animata ma anche un po' più sicura la stazione". E "per fortuna che ci sono loro", sorride Ennio Panzera che due volte a settimana da qui prende il treno per andare a trovare la sua compagna. Una fermata dopo, in direzione Treviglio, c'è l'ultima stazione inaugurata a maggio del 2015, quella di Forlanini.
Doveva collegare il quartiere ad Expo ma oggi, quando in assenza della M4 che arriverà qui soltanto nel 2021 sarebbe un mezzo di trasporto più che utile, è passaggio solo per gli studenti della sede della Statale di via Golgi. È una delle poche fermate non sotterranee ed entrambi gli accessi, uno da via Ardigò e l'altro da via Mezzofanti, sono poco segnalati. Risultato, non c'è nessuno. "Per trovare un po' di passaggio, qui - spiegano due ragazzi - bisogna venire la mattina presto o alle cinque del pomeriggio ", altrimenti lo spettacolo è desolante. Vuote sono e vuote resteranno queste fermate. Perché nei piani di Rete Ferroviaria Italiana, al momento, c'è soltanto il completamento entro il 2017 del sistema dei tornelli. Nulla più.
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