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“S?, abbiamo sparato, ma chiediamo perdono per l’uccisione di Genny”

HANNO chiesto perdono. Hanno ammesso la colpa. Hanno sparato anche loro a Genny Cesarano, il ragazzino al quale la Sanità ha dedicato un monumento nella piazza principale, morto il 6 settembre 2015, vittima innocente della camorra che fa fuoco e uccide anche chi non c'entra. "Ero venuto al processo per giocarmela - ha detto l'imputato Mariano Torre nella sua appassionata dichiarazione resa dopo la requisitoria del pm - ma di fronte al padre di quel ragazzo presente in aula non me la sento di negare che c'ero anche io quella sera, nel gruppo che ha sparato".
Questo potrebbe trasformare l'ergastolo chiesto per loro dal pm in una condanna con attenuanti generiche. Nel corso di un'udienza alla quale, come per tutte le altre, era presente in aula il padre di Genny, Antonio, i due alla sbarra, Mariano Torre - assistito dall'avvocato Sergio Morra - e Luigi Cutarelli, hanno chiesto scusa alla famiglia della vittima. Con Ciro Perfetto e Antonio Buono attenderanno la sentenza annunciata per il 6 dicembre.
In parte prevedibile, l'ammissione degli addebiti e la richiesta di perdono dei due imputati sotto esame ieri, dopo quella già fatta da Perfetto, prima della requisitoria del pm della Procura di Napoli Enrica Parascandolo. La ricostruzione dell'omicidio non cambia, è la stessa che conosciamo. Il raid armato fu ordinato da Carlo Lo Russo, ex boss del quartiere di Miano, ora collaboratore di giustizia, che in una delle sue prime confessioni aveva raccontato di aver chiesto ai suoi ragazzi "una stesa per punire l'offesa del capoclan avversario, Pietro Esposito ", che venne ucciso l'anno dopo, responsabile a sua volta di una "stesa" dimostrativa al rione don Guanella, sempre a Miano, la zona dove pure risiedono i "Capitoni" Lo Russo.
Cutarelli, che ha vent'anni e ha già un ergastolo a suo carico, e Torre - stessa pena - ieri mattina, prima delle discussioni dei difensori, hanno ammesso di aver partecipato all'omicidio. È stata anche data parziale lettura in aula di una lettera inviata ai giudici da Lo Russo, che, dopo aver detto di essere stato il mandante della sparatoria, aveva sostenuto che "pur di portare il risultato a casa, i ragazzi avevano sparato all'impazzata in quella che doveva essere una stesa", colpendo così a morte il diciassettenne mentre tentava di mettersi in salvo fuggendo. Nella lettera di ieri il collaboratore di giustizia, che aveva anch'egli chiesto scusa alla famiglia di Genny, ha sottolineato stavolta che "teme per la propria incolumità". All'esame dei giudici è ancora tutto da decifrare il comportamento processuale dell'ex boss. Il quarto imputato, Antonio Buono, al momento resta fermo nel proposito di non confessare. Ma c'è l'ultima udienza, prima della sentenza, il 6 dicembre.
In aula anche il presidente della Municipalità San Carlo Arena, Ivo Poggiani. "Oggi questi ragazzi chiedono perdono - ha scritto in un post sul suo profilo Facebook - alcuni di loro seppur ancora giovanissimi hanno già altri ergastoli sulle spalle, ma che sia vero o no il loro pentimento, passeranno tutta la vita in galera. È un fatto". Non si è risparmiato quest'altro dolore il padre di Genny, Antonio Cesarano: "Perdono? Non ho tempo, non faccio altro che pensare a Genny e preparo l'associazione intitolata a lui per sottrarre i ragazzi alla camorra".
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