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Appalto Cardarelli, l’accusa dei pm: "Carte distrutte per aiutare Romeo"

LE spazzatrici dell'ospedale Cardarelli erano finite a Malpensa. "Mi hanno dato 'ste due motoscope di cui non so che c.. farmene", si lamentava il dirigente della Romeo, Agostino Iaccarino. Le lavatrici erano state dirottate a Palazzo di Giustizia. E così anche per altre attrezzature. La Romeo Gestioni, accusa il giudice Mario Morra, ha fornito al Cardarelli "un servizio in modo sensibilmente difforme, e peggiorativo, rispetto a quanto pattuito " nell'appalto per le pulizie, si legge nell'ordinanza di arresti domiciliari emessa nei confronti dell'imprenditore Alfredo Romeo, oltre che per diverse ipotesi di corruzione, anche per il reato di frode in pubbliche forniture. Ben tre sopralluoghi hanno evidenziato "carenze macroscopiche " dei macchinari utilizzati rispetto all'offerta tecnica.
"I DOCUMENTI DISTRUTTI"

Nell'inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo è ai domiciliari per due ipotesi di corruzione (non legate ai rapporti con Romeo) il manager del Cardarelli Ciro Verdoliva. I pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Francesco Raffaele gli contestano anche di aver distrutto documenti relativi "alle segnalazioni dei disservizi e degli inadempimenti della Romeo" alla vigilia di una convocazione davanti alla commissione regionale sulla Trasparenza presieduta da Valeria Ciarambino, del M5S, del novembre 2015. "Strappatele tutte... queste ", dice Verdoliva intercettato. E la polizia giudiziaria annota "in diverse occasioni lo strappo". Il gip però non è d'accordo: "Non vi è prova che Verdoliva abbia distrutto documenti" e, soprattutto, "non emerge alcuna utilità garantita dalla Romeo a Verdoliva". Diverso il discorso per il funzionario del Cardarelli Gennaro De Simone, sospeso per 6 mesi dal giudice: avrebbe tenuto un atteggiamento "benevolo" nei confronti della Romeo in cambio di un pass da 400 euro per il centro benessere dell'hotel Romeo di via Marina.
"IL SENSALE DI MATRIMONIO"

"Poi stamattina ho ricevuto la telefonata e non potrai mai immaginare di chi: Bassolino. Domani ho appuntamento al suo studio", dice al telefono il dirigente del Servizio Patrimonio del Comune di Napoli Giovanni Annunziata. E aggiunge, forse per celia: "Sono al centro di tutti i maneggi qua a Napoli...io povero meschino insulso". È il 3 dicembre 2015. Perché questo incontro? Secondo i pm, Annunziata voleva predisporre il dossier contro il sindaco Luigi de Magistris "nell'ottica di creare una sinergia fra Alfredo Romeo e Antonio Bassolino". "Ho messo le parti in relazione, faccio il "sensale" di matrimonio", scherza Annunziata in una conversazione. L'ex governatore non è indagato e smentisce categoricamente qualsiasi ruolo nel presunto dossieraggio. "Sono del tutto estraneo, non ne so nulla", afferma. Secondo la Procura, il dirigente, ora ai domiciliari per corruzione, "odia" de Magistris, al punto da agognare di "mettere una pietruzza tombale" sulla sua carriera politica. In un sms indirizzato a Romeo il 30 settembre 2015, sosteneva di avere "tre pagine" firmate da un pm contabile dalle quali emergerebbe "l'incompetenza della giunta nel gestire il patrimonio" al punto da far "rimpiangere la gestione" di Romeo. Al quale Annunziata scrive: "Lei è vendicato dai suoi stessi carnefici, mi faccia sapere". Il 2 febbraio 2016, il dirigente viene contattato da una persona che si qualifica come "segretaria del presidente Bassolino" e gli chiede quando possono incontrarsi per visionare il materiale. "L'incontro sarebbe dovuto avvenire in corso Umberto dove insiste la Fondazione Sudd", rileva la Procura. Nell'interpretazione del giudice Mario Morra, "è certo che Annunziata lavorasse a un documento che avesse lo scopo di porre in cattiva luce l'amministrazione comunale evidenziando aspetti di cattiva gestione del patrimonio". Ma l'intera vicenda appare al gip "troppo evanescente per assumere rilievo ai fini dell'integrazione di reati". Inoltre, "non è del tutto chiaro anche quale fosse il reale interesse della Romeo".
IL GIP: NESSUN LEGAME ROMEO-CLAN

Il giudice esclude categoricamente collusioni fra Alfredo Romeo e il suo gruppo con la camorra. Le intercettazioni, spiega, "hanno consentito di accertare condotte illecite ascrivibili a Romeo e ad altri indagati", ma hanno anche "posto in evidenza la sua totale estraneità rispetto a contesti di criminalità organizzata, nonostante il deteriorato contesto ambientale in cui lo stesso era chiamato ad operare". Esclusa anche l'ipotesi di associazione per delinquere contestata a Romeo e altri indagati, fra i quali l'ex deputato Italo Bocchino, oggi consulente dell'azienda. Nei confronti dell'ex parlamentare, la Procura aveva chiesto il carcere. Il gip non ha ravvisato indizi.
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