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Migranti, soccorso "conteso" con la Libia. La Sea Watch: "Almeno 30 dispersi"

PALERMO - Ci sarebbero almeno venti, trenta dispersi nell'ultimo naufragio nel Mediterraneo che ha rialzato la tensione tra Ong e Marina libica dopo il soccorso "conteso" che ha fatto cinque vittime accertate tra cui un bambino piccolo.
Lo testimoniano i soccorritori a bordo della Sea Watch che ora, con il corpicino del bimbo a bordo, sta facendo rotta verso un porto della Sicilia ma con un'emergenza a bordo. "Eravamo quasi arrivati a Lampedusa, ma ci hanno impedito l'approdo, ci hanno detto che dal Viminale negavano il permesso e noi ormai da più di 24 ore abbiamo il corpo di quel povero bimbo a bordo ma non abbiamo una cella frigorifera - dice Gennaro Giudetti, attivista italiano a bordo della nave della Ong tedesca - e le sue condizioni sono al limite. Ora stiamo dirigendo verso Pozzallo ma ci sono molte ore di navigazione".
Sotto gli occhi dei volontari ieri si sono consumate diverse tragedie: quella del piccolo annegato sotto gli occhi della madre, che non è riuscita a salvarlo ma anche quella dell'uomo che, salvato dai libici, dopo aver visto la moglie a bordo del gommone della Sea Watch che l'aveva soccorsa, si è buttato dal ponte della motovedetta pur non sapendo nuotare ed è stato trascinato via dall'imbarcazione della Guardia costiera che è partita a tutta velocità travolgendolo.
"È stato terribile - racconta Giudetti - abbiamo visto l'uomo gridare verso la moglie e poi buttarsi in acqua, si è aggrappato alla cima che i libici usavano per far salire a bordo i naufraghi, ma a quel punto la motovedetta ha fatto un balzo in avanti trascinandolo via e non siamo riusciti a salvarlo. I libici sono stati violenti e incauti, picchiavano i migranti con funi e mazze e - per incredibile che possa sembrare - ci tiravano patate contro per renderci più difficili i soccorsi".
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