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Salerno, fermati due scafisti per immigrazione clandestina

SALERNO. Due fermi per immigrazione clandestina: un libico e un egiziano. L'inchiesta della Procura di Salerno sulla strage delle ragazze nel Mediterraneo punta dritto alle organizzazioni di trafficanti di esseri umani che dalla Libia gestiscono il racket dei migranti.
Saranno le autopsie affidate a un pool di otto medici legali a fare luce sulle cause della morte delle 26 giovanissime donne nigeriane che hanno perso la vita nell'ultimo, tragico, naufragio al largo del canale di Sicilia.
Ma gli inquirenti coordinati dal procuratore Corrado Lembo non escludono che le vittime abbiano subito maltrattamenti, abusi, se non addirittura vere e proprie torture prima e forse anche durante la traversata verso l'Italia.
Un sospetto che si fa strada alla luce di alcuni elementi già acquisiti in occasione di precedenti sbarchi sul territorio salernitano, quando i sopravvissuti hanno riferito delle violenze subite in Libia. Sottolinea Matteo Marzano, della onlus L'Abbraccio che anche ieri ha preparato panini e pasti caldi per i migranti: "Le persone provenienti dall'Africa Subsahariana raccontano storie terribili. I silenzi delle donne, poi, dicono spesso molto più delle parole. La bugia non fa parte della loro cultura. È gente fiera, che affronta viaggi interminabili nella consapevolezza di rischiare la vita". I trafficanti chiedono in media seimila dollari per farli arrivare in Italia. Quattromila occorrono solo per raggiungere la Libia dai paesi d'origine. "Chi si mette in cammino da Mali, Costa d'Avorio, Sierra Leone, può impiegare anche sette mesi prima di arrivare sulle coste libiche - dice Marzano - viaggiano quasi sempre di notte, stipati a bordo di furgoni per evitare di essere individuati dai satelliti- spia".
Gli altri duemila dollari occorrono per salire su un barcone e affrontare il mare. Spesso tengono i soldi nascosti nell'elastico degli slip, l'unico posto che ritengono al sicuro. Dalla nave militare spagnola "Cantabria" sono sbarcate ieri a Salerno 375 persone provenienti da due diversi naufragi e originari prevalentemente di Nigeria, Senegal, Ghana, Gambia, Guinea, Sudan. Ci sono però anche donne e uomini di nazionalità libica e un gruppo di palestinesi. Le donne sono 90, otto delle quali incinte. I minori 52, 21 dei quali di età inferiore ai nove anni. C'è un neonato del Mali di sette giorni appena.
Salerno, l'attracco della nave Cantabria: a bordo 375 migranti e i cadaveri di 26 donne
A bordo anche donne e uomini di nazionalità libica. Scendono quasi tutti scalzi, ci sono bambini che stringono un orsacchiotto, una madre che piange senza più lacrime e dice: "Ho perso i miei tre figli". Scesi dalla nave, vengono rifocillati con un panino con cotoletta di pollo e lattuga e un succo di frutta ciascuno. Dopo le procedure di fotosegnalamento, sono state individuate le destinazioni. Un primo gruppo di una cinquantina di persone è partito per la Puglia, altrettanti verso il Lazio. Ieri sera, nel centro di smistamento della Croce Rossa Salerno erano rimaste 178 persone. Altri partiranno nelle prossime ore. Dopo aver pranzato verso le 16, alle 20 hanno cenato con pasta e ceci e pollo con patate.
Le operazioni sono state coordinate dal prefetto Salvatore Malfi, con il questore Pasquale Errico. Il capo della mobile, Lorena Antonia Cicciotti, ha cominciato a raccogliere le testimonianze.
Cinque migranti sono stati condotti in questura ieri sera e stamattina la procura si Salerno ha firmato due provvedimenti di fermo.
Si cerca la verità sugli eventi conclusi con la morte delle 26 donne, 23 delle quali erano su un gommone con altre 64 persone a bordo, tre invece erano su un'imbarcazione che trasportava 142 migranti. Chi le ha viste, come il prefetto Malfi, non le dimenticherà tanto facilmente: "È una tragedia dell'umanità, una storia che tocca il cuore ".
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