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Gioia Tauro, una via per Ferdinando Caristena, ucciso a 33 anni dalla 'ndrangheta e dai pregiudizi

Gioia Tauro, una via per Ferdinando Caristena, ucciso a 33 anni dalla 'ndrangheta e dai pregiudizi
Ferdinando Caristena, ucciso a 33 anni
Da questa mattina, c'è una nuova via nel centro di Gioia Tauro, paesone del reggino trasformato dalla 'ndrangheta nell'hub internazionale della cocaina, su cui imporre in via esclusiva e gelosa il proprio dominio. È dedicata alla memoria di Ferdinando Caristena, che di Gioia Tauro era stimato commerciante, fin quando una raffica di proiettili non lo ha ucciso a soli 33 anni. La sua colpa? Aver avuto per lungo tempo una relazione con un uomo quindi essersi innamorato di una donna, sorella del cognato del boss Mommo Molè. Un'onta - quella del rapporto omosessuale - da cancellare anche con il sangue, secondo il pentito Annunziato Raso. Mai - ha spiegato il collaboratore che con le sue dichiarazioni ha contribuito alla condanna del boss Molè - un uomo dalla vita sessuale così aperta avrebbe potuto imparentarsi con il clan. Per questo - ha dichiarato il pentito - due sicari hanno ucciso Caristena il 18 maggio del 1990.
Un "martire del pregiudizio", vittima della cultura mafiosa secondo Klaus Davi, che si è fatto promotore della petizione che ha convinto l'amministrazione di Gioia Tauro, all'epoca guidata dall'ex sindaco Giuseppe Pedà, a dedicargli una via. L'iniziativa però ha fatto discutere e ha inizialmente creato malumori, in primo luogo tra i familiari di Caristena. "L'omosessualità del mio defunto zio poggia esclusivamente sulle dichiarazioni di un soggetto (il Raso) ascoltato nel processo sull'omicidio, ma certo non portatore di verità assoluta, nonché su un chiacchiericcio di paese" si è lamentato il nipote della vittima. E nessuno - ha aggiunto - ha informato la famiglia di tale iniziativa se non a cose fatte.
Una reazione forse dettata dalla paura, dice chi conosce Gioia Tauro, dove per molti la tragica fine di Caristena è ancora una storia che è bene non rivangare. Ma alla fine, almeno in parte, quelle ritrosie sono state superate. Questa mattina tanto il fratello, come la nipote del commerciante ucciso, hanno partecipato alla manifestazione e alla scopertura della targa che ricorda il brutale omicidio. E commossi hanno ascoltato le parole di chi ha voluto ricordarlo e spiegarlo.
"Ferdinando Caristena è una vittima dell'amore - ha detto Arcangelo Badolati, giornalista, scrittore e studioso della 'ndrangheta, nonché amico del commerciante
- Ha pagato la libertà di aver voluto scegliere chi amare, uomo o donna che fosse. Questo a Gioia Tauro era ed è un peccato capitale, perché la 'ndrangheta è la negazione stessa del concetto di amore. E quando non si può amare non c'è libertà". Un diritto che a Gioia Tauro, come in gran parte del reggino, diventa un favore declinato a seconda delle volontà del capo di turno e di un'ipocrita doppia morale.
In nome del semifeudale concetto di "ominità", boss e capi hanno sempre ufficialmente mostrato una totale chiusura nei confronti dei rapporti omosessuali, soprattutto fra le "truppe". Ma lontano "dagli occhi della gente", nel segreto delle carceri, le cose sono sempre andate in modo ben diverso. Fin dall'Ottocento, c'è traccia di rapporti omosessuali fra boss condannati a lunghi periodi di detenzione e altri detenuti. Tutte relazioni che oggi come allora mai hanno messo in discussione l'autorità dei capi.
A Reggio Calabria, per tutti Giovanni De Stefano, fra i più importanti capi operativi della 'ndrangheta cittadina, è sempre stato "il principe" nonostante fosse destinatario delle appassionate lettere del suo più fidato luogotenente, che gli prometteva eterna fedeltà, se non qualcosa di più. Allo stesso modo, mai nessuno ha osato dire nulla sul boss Santo Ficara, il cui figlio Rocco si è da tempo affermato come una delle più famose drag queen del Sud Italia, o sul clan Gallico di Palmi, che fra le proprie ferocissime file annovera diversi elementi, anche di rango, dichiaratamente omosessuali. Perché nella 'ndrangheta le regole valgono solo per chi non ha la forza di imporle.
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