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Uccise la madre vent'anni fa, Mattarella gli concede la grazia per potersi curare

Quando aveva 23 anni, nel 1997, uccise la madre strangolandola durante l'ennesimo litigio nella loro abitazione nel milanese. L'uomo, ora ultraquarantenne, condannato a 18 anni e 4 mesi di reclusione, ha ricevuto la grazia per motivi umanitari dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Il provvedimento di clemenza per Fabrizio Spreafico, dal 2005 gravemente ammalato e da allora uscito dal carcere con rinvio dell'esecuzione della pena per potersi curare, è arrivato venerdì scorso.
Spreafico, assistito dagli avvocati Corrado Limentani e Paolo Muzzi, aveva già chiesto un paio di volte la grazia dopo aver ottenuto il perdono dai parenti, in particolare quelli della madre, Luisa Pidi, allora 51enne. L'ultima istanza, la terza, risale a un paio di mesi fa e venerdì scorso è stata trasmessa la comunicazione - controfirmata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando - con cui Mattarella ha concesso il beneficio che estingue la pena residua.
L'uomo, condannato a 18 anni e 4 mesi dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano il 23 marzo del 1999, ha espiato circa 8 anni di pena in carcere. Infatti nel 2005, per motivi gravi di salute, ha ottenuto la sospensione dell'esecutività della pena ed è uscito di cella per curarsi. Spreafico, essendo orfano anche di padre, è stato accolto nella sede centrale di Roma della Congregazione dei Padri Rogazionisti dove gli è stato offerto anche un lavoro.
Alla notizia della grazia Spreafico ha manifestato la propria gioia dicendo di essersi tolto il peso di questa condanna "anche se i sensi di colpa per aver ucciso mia madre restano". L'omicidio avvenne la sera del 16 settembre 1997 a Trezzano sul Naviglio, nel milanese. La donna, che rimasta vedova da due anni, venne strangolata con un filo dell'elettricità dal figlio, che allora faceva l'idraulico, con cui i litigi erano continui. Spreafico, confessò quasi subito. Il movente, stando alle indagini, era di natura economica.
La donna aveva ottenuto un mutuo di 80 milioni di lire da una banca locale, ipotecando il loro appartamento. I soldi dovevano servire al figlio per aprire un'attività commerciale: il giovane stava appunto per dare l'esame per ottenere la licenza di esercente come idraulico. Ma, col passare del tempo, e forse per necessità familiari, i soldi cominciavano a diminuire. Da qui i frequenti litigi tra mamma e figlio, che si accusavano reciprocamente di avere fatto delle spese in modo irresponsabile. La sera del delitto l'ennesimo bisticcio tra i due.
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